Elly: ago che punge e filo da torcere

pd elly schlein premier

di Massimo Lodi

Bel colpo, Elly. Ma sì, glielo deve dire perfino chi obietta a Elly. Bel colpo dichiarare, netto netto, che alla presidenza del Consiglio si candida lei. Anche lei. Soprattutto lei. Ha pensato Elly: basta con la tiritera del Conte che…facciamo le primarie, no anzi scegliamo il federatore, mettiamo insieme l’alleanza alle mie condizioni, ricordiamo me stesso inquilino di Chigi due volte, teniamo lontana l’idea d’un aspirante premier espresso dal partito più votato, eccetera.

Ha pensato Elly: finora tanta pazienza, cura, garbo, riguardo, discrezione. D’ora in poi tanto realismo. Semplicemente realismo. Lo devo all’intero Partito democratico, quello che mi ama e quello che no. Lo devo al Campo largo, altrimenti perché séguito a dichiararmi testardamente unitaria, dondolandomi ogni giorno sulla testa la spada della divisione? Lo devo agli elettori con simpatia di centrosinistra, stufi di quest’incerto/contraddittorio procedere. Lo devo ai non elettori, con simpatia perfino di centrodestra o chissà di cosa, cui son venute a nausea le urne e che meritano d’essere motivati a ritornarci.

Ha pensato Elly: mi tocca un guizzo di personalità. Eccolo qua. In fondo atteso da una che sarà pure imperfetta a svolgere il ruolo di bandiera del progressismo, come sostiene l’onda critica, e tuttavia origina da un passato movimentista a favore del risveglio. Del partito, della società, della politica. Origina, do you remember?, dall’avventura di #occupy Pd; origina da battaglie d’avanguardia a tutela dei diritti civili; origina da una generazione indisponibile al parcheggio e invece col motore acceso per imboccare una strada nuova. Infine, anzi in principio, origina da una storia familiare che le ha impresso nel Dna eredità di visione. Breviter: il nonno materno affiliato al Partito d’Azione, componente del Cln, deputato socialista;  il nonno paterno ebreo ucraino/tosto, unico sopravvissuto della famiglia all’Olocausto; la madre docente universitaria di diritto all’Università dell’Insubria; il padre politologo e accademico negli Stati Uniti. I talenti aiutano ad avere talento.

Ha pensato Elly: mi s’imputava d’essere di molta chiacchiera scolastica e pochi fatti leaderistici. La risposta di maniere buone/opportune era: l’inclusività esclude i personalismi. Ma poi arriva il momento di chiarire che la personalità c’entra zero col personalismo. E il momento, eccolo. Personalità, go on! Personalità, vai avanti. Curiosamente lì, alla Nuvola dell’Eur, dove si spazzano le nuvole del dubbio, dell’incertezza, della ritrosia. D’un colpo, oplà, Elly derubrica le primarie -che si faranno, però non sotto condizioni/diktat- a un formalismo necessario e tuttavia affatto preoccupante. Le primarie con regole accettate, mica subìte. Le primarie con programma già scritto, mica da scrivere. Le primarie con l’impegno a sfidare il nemico vero nel futuro, mica nel presente.

Il nemico vero, appunto. Cioè Giorgia. Ha pensato Elly: se non io, chi può rappresentare l’alternativa? A tailleur 1, tailleur 2. E in simile mise s’è affacciata alla tribuna dell’auditorium Fuksas. Comunicando un vestimento preciso, nell’attesa d’una precisa investitura. Non sarà semplice nella gara all’eleganza prevalere sulla pochette di Giuseppi, ma il taglio sartoriale all’evento-duello è stato conferito. Ago che punge e filo da torcere: il ricamo inaspettato, la finezza che giustifica i mezzi.

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