Emanuela Maccarani a processo: le due verità della ginnastica azzurra

maccarini processo ginnastica
Il Tribunale di Monza

MONZA – L’ex direttrice tecnica delle “Farfalle” della ritmica, Emanuela Maccarani, è stata rinviata a giudizio con l’accusa di maltrattamenti aggravati. La decisione, emessa oggi, 22 settembe, dal gup di Monza Silvia Pansini, segna l’atto finale di una battaglia legale e mediatica che si è consumata su due fronti: quello della giustizia sportiva e quello, ora decisivo, della giustizia ordinaria. Il dibattimento si aprirà il 10 febbraio.

L’indagine che ha ribaltato un verdetto

A scatenare la vicenda furono le denunce di alcune ginnaste, che parlarono di un sistema di presunti abusi psicologici e vessazioni, culminato con la richiesta di apertura di un processo sportivo. In un primo momento, questo iter si era concluso con una sentenza blanda: un semplice ammonimento per Emanuela Maccarani, accusata di aver usato “espressioni inadeguate” ma senza la volontà di nuocere.

Tuttavia, il quadro è cambiato radicalmente grazie all’inchiesta parallela della Procura di Monza. Le intercettazioni raccolte hanno permesso alla giustizia sportiva di riaprire il caso. A giugno di quest’anno, a seguito di un nuovo procedimento, Maccarani è stata squalificata per tre mesi per un “comportamento antisportivo”, una mossa che ha di fatto smentito il verdetto precedente e portato al suo licenziamento. Parallelamente, l’inchiesta penale ha seguito una sua strada complessa. Sebbene la Procura avesse inizialmente chiesto l’archiviazione del caso, il gip di Monza, Angela Colella, ha rigettato la richiesta. A marzo, aveva disposto l’imputazione coatta per maltrattamenti aggravati, riconoscendo la necessità di un dibattimento per far luce sui fatti. E oggi questa richiesta si è tradotta nel rinvio a giudizio.

Voci a confronto, accusa e difesa tra ginnaste

La decisione del gup ha messo in evidenza la profonda spaccatura all’interno del mondo della ginnastica. A rappresentare l’accusa, costituitesi parte civile, ci sono quattro ginnaste, tra cui le prime a denunciare i fatti: Anna Basta e Nina Corradini. Si uniscono a loro Francesca Mayer e Beatrice Tornatore, oltre all’associazione ‘Change the Game’. Fuori dall’aula, Anna Basta ha espresso il suo sollievo, sottolineando che “ci vuole coraggio” per affrontare un percorso del genere. Nonostante tre anni “difficili e pesanti”, ha ribadito la sua scelta di non tirarsi indietro e ha lanciato una stoccata alle ex compagne: “ognuno deve prendersi le proprie responsabilità e deve fare i conti con la propria coscienza”. Dall’altra parte, a sostegno della loro ex allenatrice, si sono schierate pubblicamente cinque ginnaste, che hanno depositato una lettera al giudice per ribadire la loro stima e la loro vicinanza. Le atlete, tra cui la capitana Alessia Maurelli, hanno dichiarato di non riconoscersi come parti offese, assumendo una posizione opposta a quella delle loro ex compagne.

Emanuela Maccarani, accompagnata in Tribunale dall’avvocato Danila De Domenico, ha commentato la decisione con un misto di amarezza e determinazione. “Finalmente ci sarà un dibattimento e finalmente potrà essere tenuta in considerazione la mia posizione“, ha affermato, negando con forza di aver mai usato gli insulti riportati. Visibilmente provata, ha raccontato di aver perso tutto “ciò che ho acquisito in 40 anni di carriera” e ha lanciato una stoccata alla situazione attuale della nazionale: il quindicesimo posto ai mondiali di Rio è “l’attestazione di un sistema che si è sgretolato in brevissimo tempo”.

Ora la parola passa al dibattimento, che sarà chiamato a stabilire la verità tra due fronti contrapposti, definendo i confini tra l’esasperato rigore sportivo e il reato di maltrattamenti.

maccarini processo ginnastica – MALPENSA24
Visited 284 times, 1 visit(s) today