«A Fagnano non ho bisogno di una candidatura per dire ciò che penso»

Ho letto la replica di Fabio Lorusso e, visto il suo invito a “studiare” prima di intervenire, parto proprio da qui: studiare, approfondire e confrontarsi è sempre utile. Ma lo è soprattutto quando si leggono con attenzione gli atti e, prima ancora, quello che l’interlocutore ha realmente scritto.
Perché io il progetto di recupero dell’ex Taglioretti l’ho sostenuto. L’ho definito moderno, ordinato, interessante dal punto di vista architettonico e soprattutto una prospettiva concreta per un’area che Fagnano aspetta da una generazione. Ho semplicemente evidenziato alcuni aspetti che, a mio avviso, meritano di essere approfonditi.
Sul piano ex taglioretti , è sufficiente ricordare un dato: il progetto arriva in variante al PGT proprio perché alcune previsioni urbanistiche, comprese quelle relative alle cessioni e alle dotazioni, non venivano rispettate integralmente, con il ricorso alla monetizzazione e a una diversa articolazione dei parcheggi. Non è una critica al progetto: è semplicemente un dato del procedimento.
Sulle acque meteoriche, anche qui il punto è semplice: io ho richiamato il tema dell’invarianza idraulica, che non è una mia preoccupazione personale né una previsione sul futuro, ma un adempimento tecnico previsto dalla normativa. Lo stesso parere ATS successivamente richiama la necessità di verificarla e di definire puntualmente il sistema di gestione delle acque meteoriche. Del resto, Lorusso, che svolge anche il ruolo di tecnico comunale, dovrebbe sapere perfettamente che l’invarianza idraulica non è un’opinione politica, ma un obbligo tecnico da verificare nell’ambito della progettazione.
Sul PUT, poi, basterebbe rileggere quello che ho scritto: ho detto che sarebbe stato utile, usando volutamente il condizionale, averlo prima delle trasformazioni urbanistiche. Non ho mai sostenuto che non si possa fare dopo.
Direi quindi che la parte tecnica può finire qui.

Nella mia precedente replica ho parlato di memoria amministrativa perché ritengo che, quando si discute del presente, sia corretto ricordare anche ciò che è stato fatto e ciò che non è stato fatto in passato. Lorusso, nella sua risposta, richiama proprio il suo ruolo di assessore all’Urbanistica nel 2014 e rivendica il fatto che, con l’approvazione del PGT, aveva già introdotto per quell’area una possibilità di recupero più flessibile. Benissimo. Nessuno gli toglie questo merito. Ma proprio questo conferma il punto: una previsione urbanistica non è la realizzazione dell’intervento.
Se quella previsione del 2014 ha consentito di arrivare oggi a un progetto di recupero, tanto meglio. Ma oggi abbiamo un progetto che arriva in variante e dopo anni siamo finalmente davanti a un intervento concreto. Non sto cancellando ciò che è stato fatto nel 2014. Sto semplicemente distinguendo tra ciò che un PGT consente e ciò che viene effettivamente realizzato.

Quanto al programma “10 morsi”, poi, una precisazione è doverosa: io sono entrata quando quel programma era già stato redatto. Non l’ho scritto io. L’ho accettato entrando nel progetto politico. Anche questo, prima di utilizzarlo nella polemica, sarebbe stato sufficiente verificarlo.
Veniamo però al punto che trovo più interessante.
Lorusso oggi parla di studio, approfondimento, confronto con i suoi “compagni di viaggio” e di importanti criticità.
Benissimo.
Ma allora perché lui e i suoi compagni di viaggio, davanti a quello stesso progetto, in Consiglio comunale hanno scelto di astenersi invece di votare contro?
La domanda è legittima.
Forse perché, al momento del voto, non avevano ancora studiato abbastanza bene gli atti?
Naturalmente non sono io a dover dare una risposta al posto loro. Saranno loro a spiegare ai cittadini perché, se oggi le criticità vengono rappresentate come così rilevanti, in Consiglio comunale non hanno ritenuto di esprimere un voto contrario.
L’astensione è legittima. Ma è una scelta politica, e chi fa politica deve assumersi anche la responsabilità delle proprie scelte.
Perché è molto facile, a distanza di tempo, costruire una lunga lista di perplessità. Un po’ meno comodo spiegare quale posizione si è assunta quando era il momento di votare.
La memoria amministrativa, insomma, non può essere selettiva: vale per quello che si è fatto, per quello che non si è fatto e anche per quello che si è votato.

Quanto al mio presunto “rientro in gioco”, posso tranquillizzare Lorusso: non ho nessun gioco da cui rientrare. Non ho bisogno di una candidatura per dire ciò che penso, non ho bisogno di “attaccare” la minoranza per fare punteggio.
Se un progetto mi piace, lo dico. Se penso che possa essere migliorato, lo dico. Se ritengo che un tema debba essere approfondito, lo dico.
Non tutto quello che fa un ex amministratore deve essere letto attraverso la lente della prossima campagna elettorale.
E trovo curioso che, mentre Lorusso rivendica di voler discutere di urbanistica, senta il bisogno di occuparsi delle mie eventuali prospettive elettorali. Può stare tranquillo: non ho bisogno che sia lui a stabilire se sono “in gioco” oppure no.
Quanto allo studio, poi, non credo che debba diventare una medaglia da appuntarsi sul petto o una patente di infallibilità. E, già che parliamo di studio, forse qualche paragone in meno con Amsterdam e il Nord Europa e qualche attenzione in più alla realtà concreta di Fagnano non guasterebbero. Guardare a esperienze diverse può certamente essere utile, ma amministrare significa soprattutto conoscere il proprio territorio, affrontarne le esigenze e assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
Io continuerò a fare quello che ho sempre fatto: studiare, leggere gli atti, approfondire e dire ciò che penso, senza trasformare ogni osservazione in una battaglia elettorale.
Perché, alla fine, la politica non si fa soltanto con le dichiarazioni successive: le opinioni si discutono, le scelte si votano e i voti, una volta espressi, rimangono agli atti.

Simona Mezanzani 
(Ex assessore a Fagnano Olona)

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