I fascisti, i comunisti, le scritte sui muri

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C'è anche chi cerca improbabili giustificazioni ai "messaggi" sui muri

di Gian Franco Bottini

Da un po’ di mesi nella nostra provincia sono ritornate di moda le “pasquinate”. Qualcuno ha ripreso il pessimo vizio di protestare andando a farlo sui muri, un po’ come ai tempi della vecchia Roma quando, chi aveva qualcosa da dire al “potere costituito”, lo faceva nottetempo, esponendo i suoi messaggi presso la statua di Pasquino. Non esistevano allora le vernici spray e non si imbrattavano i muri come oggi, anche se, come oggi, quei messaggi mandavano in bestia i destinatari della critica, soprattutto se colpivano nel segno interpretando il dissenso con una caustica satira.

Si potrebbe dire che, ritornando a scrivere sui muri, siamo ritornati alle origini dei social, che sono le sedi più usate per le “pasquinate” odierne, molto spesso più vicine all’insulto che non al dissenso, con gli autori nascosti dietro le tastiere o ad un peloso diritto di opinione.

E qualcuno non si dovrebbe lamentare della cosa, visto che durante il “ventennio” la scrittura murale fu uno degli strumenti più importanti di comunicazione propagandistica collettiva, con la caratteristica che allora non ci si poteva certo lamentare per gli imbrattamenti e nemmeno per i danni causati alle proprietà; tanto meno era ovviamente possibile operare rimozioni senza incorrere in non richieste pulizie viscerali. “Libro e moschetto, balilla perfetto””Credere, obbedire, combattere””Chi si ferma è perduto””Taci, il nemico ti ascolta” sono alcuni dei più noti messaggi murali che ancor oggi resistono in alcune parti d’Italia, come ricordo di un controverso passato o forse, da un paio di anni, come supporto ad un antistorico revanscismo.

E così tanti e così facilmente utilizzabili sono oggi i mezzi per esprimere la propria opinione che il ricorrere a notturne manifestazione grafiche sembra quasi essere un gioco da ragazzi, di quelli di una volta , come quello di andare a “suonare i campanelli” e poi scappare, sentendosi così un po’ eroi, senza nemmeno il rischio del pericoloso voyeurismo delle odierne telecamere.

Lasciando perdere le dichiarazioni murali d’amore per la propria ragazza o per la propria squadra, il tema preferito è sempre stato quello politico e ancor oggi, quando questo succede, si scatenano gli scambi verbali sulle responsabilità e la ricerca dei “colpevoli”, accompagnati dalle solite dichiarazioni di “vicinanza e solidarietà” per la vittima , che se non ipocrite possono sicuramente essere definite “d’ufficio”.

E’ successo nel recente passato a Varese, a Gallarate e recentemente a Busto Arsizio dove, se non fossimo in un momento un po’ turbolento del clima nazionale, forse non si sarebbe scatenata l’esagerata canea che ne è seguita, a tutto vantaggio del messaggio degli “ignoti” scrivani. Sottovalutare mai, ma anche sovrastimare può fare i suoi danni! Facciamo nostre le riflessioni di un attento e stimato giornalista che affermava che “quando le piazze si agitano, in genere lo fanno o per scardinare un governo autoritario o perché temono di essere su una strada tutta a scapito della democrazia”.

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GIan Franco Bottini

In effetti da qualche tempo le nostre“piazze” si agitano maggiormente, i giovani (come è sempre successo) cominciano ad essere strumentalizzati, gli scioperi sono sempre di più politicizzati, “i treni non sono più in orario come a quei tempi” e l’epiteto di “fascista” viene sempre più utilizzato con l’intento di ferire. Il fascismo in quanto tale non esisterà più e chi usa il termine lo fa per stigmatizzare comportamenti o “posture” e solo marginalmente per denigrare l’appartenenza ad un partito che, democraticamente maggioritario, seppur a fatica cerca comunque di non far apparire le proprie discendenze senza magari soffocare del tutto “la voce del sangue”. Come dire che il pensiero corrente pare essere che si è “fascista” per i comportamenti e non tanto per le appartenenze.

Se ben pensate, infatti, agli inizi della gestione Meloni pochissimo si parlò di fascismo anzi il gradimento era diffuso; poi lentamente qualche critica e qualche dissenso, in proposito, cominciarono a comparire e ad accumularsi. Questo andamento delle cose ci dice quindi che se oggi si parla, a volte anche a sproposito, di fascismo, non si tratta per lo più di opinioni preconcette ma della risposta a comportamenti, espressioni, arroganze, supponenze e quant’altro riesca a suscitare dei rimandi storici a tempi e situazioni in cui la democrazia era un termine pressochè ignoto.

Le “piazze” che si agitano sono ben altra cosa e hanno ben altre origini (finanziaria,guerre, sionismo, Palestina etc) mentre le “pasquinate” nostrane potrebbero sicuramente essere limitate o comunque, malgrado i media, trattate senza nocivo clamore. Basterebbe che le persone delegate ad un ruolo di potere, si impegnassero maggiormente nel preservare un contesto democratico, rispettando il ruolo di chi non è dalla loro parte, ascoltando con rispetto le critiche spesso costruttive, evitando atteggiamenti da Marchese del Grillo , riflettendo sul fatto che oggi (considerando l’alto astensionismo) chiunque eletto lo è comunque da una minima parte dell’intero corpo elettorale.

Se tutto ciò avvenisse, e ci sembra nulla di eccezionale, oltre a tutto il resto anche i moderni Pasquini placherebbero le loro ansie democratiche e così come il termine “comunista” risulta oramai in disuso, presto lo sarebbe anche quello di “fascista”.

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