SAMARATE – Possesso, gelosia, controllo. Teresa non poteva avere nemmeno un lavoro. Lavoro, nella testa di Vincenzo Gerardi, il marito 57enne che il 16 aprile scorso l’ha uccisa a coltellate nel cortile condominiale di via via San Giovanni Bosco a Samarate, significava infatti che la moglie avesse la possibilità di incontrare altre persone e di crearsi una propria autonomia. E l’autonomia avrebbe potuto trasformarsi in una via di fuga.
La paura di Teresa
E’ quanto emerso oggi, venerdì 20 marzo, dalle testimonianze ascoltate in aula davanti alla Corte d’Assise presieduta a Giuseppe Fazio. Il Pm Ciro Caramore, che ha coordinato le indagini, ha chiamato al banco la zia, la sorella e le amiche di Teresa Stabile. Il quadro entro il quale l’omicidio secondo l’accusa è andato maturando si è ulteriormente cristallizzato dopo le testimonianze già ascoltate nella precedente udienza dei figli e dei genitori della vittima. «Teresa aveva paura. Raccontava dei comportamenti aggressivi del marito, aveva paura di incontrarlo. Aveva paura di stare sola», ha spiegato la zia. Gerardi, così come raccontato dagli altri testi, si era fatto se possibile più aggressivo dopo la decisione della donna di separarsi e di lasciare la casa famigliare. La paura della donna – all’imputato viene contestato anche lo stalking – si era fatta tangibile, era terrorizzata.
Il controllo e l’autonomia
«Non aveva più amiche – ha aggiunto la sorella di Teresa – Non usciva neanche più con me, io cercavo di spronarla. Finché faceva quel che voleva lui, non c’erano problemi. Gerardi faceva intendere che l’avrebbe perdonata se tornava a casa. Nel momento in cui si è ribellata, è venuto fuori chi era». E poi c’era la questione dell’autonomia economica. Teresa era tornata a lavorare da poco, finalmente libera di poterlo fare, così come raccontato dal padre nella scorsa udienza. Nel corso delle indagini era emerso che la donna non era più tornata a un’occupazione, forse davanti a all’opposizione del marito che si sfuriava anche per una semplice pizza tra colleghe, dopo che l’azienda per la quale lavorava aveva chiuso anni fa. Gerardi controllava così il denaro di famiglia arrivando a lasciarle i soldi contati per le spese in una busta. Da poco la vittima aveva aperto un conto proprio chiedendo alla banca di non inviarle le comunicazioni all’indirizzo di residenza perchè non voleva che il marito lo scoprisse. Era però spaventatissima all’idea che lui, non vedendo arrivare la Naspi sul conto comune, realizzasse ‘accaduto esplodendo.
Il chiodo fisso di Gerardi
In tutto questo Gerardi è intervenuto in una sola occasione. Quando è stata sentita in aula l’amica che con il marito anni fa aveva fatto una vacanza in Puglia con la coppia Stabile-Gerardi. Vacanza che vide la rabbia furibonda dell’imputato sempre per ragioni di gelosia. Il legale di Gerardi, l’avvocato Vito Di Graziano, ha chiesto, come già fatto la scorsa udienza con altri testimoni, di una relazione con Stabile. E anche in questo caso è arrivato il secco no, come se un eventuale sì potesse rappresentare un movente per il comportamento tenuto da Gerardi culminato nella drammatica fine della moglie. E’ stato solo a quel punto che il 57enne ha dichiarato che la donna lo insultava «mi dava del cornuto».
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