Figasciò, la dolce tradizione di Busto. La storia di una focaccia diventata simbolo

Busto figasciò focaccia dolce

BUSTO ARSIZIO – Basta aprire la porta d’ingresso, infilare la testa e prima ancora di fare un passo verso la merce esposta si può subito capire che aria si respira: «È tipico di qua», si sente pronunciare da dietro il bancone. Il dito della commessa indica il figasciò. Anzi, il figascioeu, per essere fedeli alla pronuncia dialettale. Si tratta di una focaccia dolce dalle sfumature violacee, colore dato dal principale ingrediente: l’uva americana. Il risultato è un prodotto che per i bustocchi è di più: più di un semplice impasto di acqua e farina, più di una merenda che può sembrare stravagante. È un vero e proprio motivo di orgoglio. Per conoscere veramente un posto, bisogna sedersi a tavola e assaggiarlo: un principio che a Busto Arsizio viene preso molto sul serio.

La dolce storia

E ne sanno qualcosa al Panificio Luraschi, punto di riferimento nell’arte del figasciò e premiato due pani nella guida dei Migliori Panifici d’Italia 2027. La gente entra continuamente. E quasi tutti chiedono la stessa cosa: una fetta della focaccia viola che qui, dal 1955, profuma d’autunno. Il servizio è fatto anche di storie, perché dietro a un frutto della tradizione deve per forza esserci una storia: «Un tempo, quest’uva cresceva in tutti cortili di Busto», racconta la commessa. Con un risultato che non ha bisogno di troppi giri di parole: «Si fidi – è il commento di una cliente – è fantastico». Insomma: folklore, sapore, colore. È il figascioeu.

La focaccia viola

Ma, in sintesi, cos’è il figasciò? Nasce dall’utilizzo di ingredienti semplici e facilmente reperibili. In passato, infatti, erano molte le famiglie che coltivavano l’uva fragola – detta, appunto, anche uva americana – nei giardini o nei cortili. Il risultato era una focaccia dolce a base di pasta di pane e uva, attraverso una ricetta che permetteva – e permette – in maniera economica di trasformare i prodotti a disposizione in un alimento legato alle tradizioni del quartiere.
Il succo dell’uva, durante la cottura, si mescola con burro e zucchero. Quindi, caramella e conferisce alla focaccia il caratteristico colore violaceo, il gusto dolce e la consistenza umida. Al Panificio Luraschi, in particolare, gli acini vengono posizionati manualmente: uno per uno. E sono circa duecento ogni volta.
Per molto tempo il figasciò è rimasto conosciuto soprattutto a Busto, ma la sua diffusione sui social network ha attirato clienti da tutta la Lombardia, dal Piemonte e dalla Svizzera. Per un prodotto che resiste nel tempo, che combatte con un mondo che cambia velocemente. Ma che mantiene il suo valore così popolare, così dolce e così viola.

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Busto figasciò focaccia dolce – MALPENSA24