Flussi migratori e pregiudizi ideologici

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Quei lavori che gli italiani non voglono più fare...

di Gian Franco Bottini

Immigrazione. Un fenomeno universale dove ideologie e realtà si scontrano rallentando, se non impedendo, ragionevoli soluzioni. Un esempio italiano? Il governo ha appena approvato il “decreto flussi” che fissa in 500.000 le immigrazioni “regolari” per il prossimo triennio e la Lega, da sempre contraria, senza se e senza ma, a qualsiasi idea di immigrazione, ha votato a favore. Ideologia e realtà!

La determinazione triennale dei flussi non è cosa nuova, ma quest’anno ci pare assumere una particolare importanza sia perché le situazioni nazionali, delle quali parleremo, sono venute prepotentemente a galla sia perché, finalmente, sembra che tutta la materia migratoria sia arrivata sui banchi europei, grazie, per la verità, a qualche iniziativa italiana, forse discutibile ma che ha risvegliato un interessato torpore continentale.

L’immigrazione, vissuta come una ineluttabile pandemia, oggi può considerarsi “istituzionalizzata”; quella “regolare” si intende, mentre per quella “irregolare” restano aperte e necessarie tutte le soluzioni di contrasto. Occorre però che vengano riviste e fissate tutte le norme che definiscono la “regolarità” di una immigrazione, in maniera chiara, fattibile e rapida.  Il perché di questi aggettivi è facilmente spiegato dal fatto che le 500.000 immigrazioni fissate dal decreto non possono più essere considerate opere di benevola solidarietà o fastidiose presenze da evitare, bensì un obbiettivo da raggiungere nell’interesse di tutta la nostra economia.

Assistiamo da qualche anno al calo costante delle nascite, il che, con un po’ di fastidio, ci fa definire “un Paese di vecchi”, ma con l’obiettiva realtà di un un calo nella contribuzione fiscale e un contestuale aggravio di costi sanitari e previdenziali. La mancata copertura con mano d’opera nazionale dei posti di lavoro disponibili sul mercato, pare essere diventata una carenza sistemica. Più parti del comparto imprenditoriale hanno espresso con chiarezza la preoccupazione che “senza migranti alcuni settori (agricoltura, logistica, edilizia,ristorazione, abbigliamento) crollerebbero”.

Per tutte queste verificabili ragioni i “flussi migratori regolari” previsti dal decreto, sono oggi un target da raggiungere e “stabilizzare”, dove stabilizzare significa integrare con un percorso che si possa concludere, a suo tempo, con la concessione della cittadinanza. Risulterà pesante accettarlo, ma la sintesi è che siamo nella necessità di “nuovi italiani”.

Nessuno può nascondere le difficoltà di tale operazione, trattandosi di persone adulte che avranno sempre un substrato della loro cultura originaria e che, in una certa misura, avranno creato, o richiamato, una famiglia con dei figli che sempre di più, con il passare degli anni, saranno nati nel nostro Paese. L’attenzione andrà posta proprio su queste generazioni giovani, pensando che la loro “personalità”andrà a formarsi quando, al margine della fanciullezza, cominceranno ad entrare a far parte di gruppi sociali (scolastici, sportivi, ludici o altro) dove, quasi sicuramente minoritari, potrebbero sentirsi isolati o addirittura diversi, con la difficoltà di comprendere le motivazioni di dover assorbire una cultura che non è quella dei propri genitori.

Se la fine del loro percorso scolastico, correttamente seguito, coincidesse con la certezza dell’ottenimento della cittadinanza (di quello che sarà il loro nuovo Paese), si può pensare che la cosa potrebbe farli sentire, in qualche maniera, già avviati a far parte della comunità, attenuando quella frustrazione e quel senso di isolamento che spesso li porta a fare gruppo “fra diversi”. La cronaca ci dice come quest’ultima situazione sia frequente e agisca spesso da tragico moltiplicatore dei malesseri individuali.

Questo nostro pensiero coincide, nelle linee fondamentali, con l’ipotesi contenuta nella proposta circolante identificata come “ius scholae”;una proposta che purtroppo, a riprova di quanto si diceva all’inizio, è stata subito affrontata sul piano della ideologia e non su quello della realtà.

La Lega è ritornata a stupire e dopo aver votato a favore dei “flussi” si è prontamente scagliata, con il sangue agli occhi, contro l’ipotesi di concessione di cittadinanza contenuta nello ius scholae, dimenticando che se i flussi devono essere il rimedio alla denatalità e a quant’altro detto, la cittadinanza deve essere la logica conclusione della migrazione regolare ipotizzata. La politica dovrebbe far comprendere che i”flussi migratori” regolari e regolati, aiutando a sostenere la nostra economia, sono oramai una esigenza a favore di tutti i cittadini: per i pensionati, sostenendo con la loro contribuzione il fondo pensionistico, per i lavoratori che vedono le loro aziende meno in difficoltà per carenza di mano d’opera.

Se la politica deve rivedere il suo atteggiamento, altrettanto però lo deve fare l’opinione pubblica che dovrà fare qualcosa in più nell’accettazione delle “differenze cromatiche dermatologiche” (per non usare altri termini) perché se si sono fatti molti passi avanti nei confronti degli atleti di successo, dei cantanti alla moda o quant’altro, non si vede perché non lo si possa fare nei confronti di un modesto, ma prezioso, lavoratore.

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