GALLARATE – Le audizioni si sono svolte questa mattina, 25 ottobre nella Sala Spadolini del ministero della Cultura. In un’ora la delegazione di Gallarate ha spiegato come il progetto dal titolo, “La Cultura del Fare. Il Fare della Cultura” punta per un intero anno, attraverso l’arte, a trasformare ulteriormente l’identità storica e il tessuto urbano. Entro 5 giorni la giuria informerà il ministro Alessandro Giuli se la candidatura della Città dei Due Galli è stata ritenuta la più idonea per essere insignita del titolo di “Capitale italiana dell’Arte contemporanea” per l’anno 2026, ricevendo così un finanziamento di un milione di euro per la realizzazione delle attività contenute nel dossier.

La delegazione
Cinque le città in corsa. Le sfidanti sono Carrara, Gibellina, Pescara e Todi. Gallarate si è presentata a Roma con una delegazione composta dal sindaco Andrea Cassani, dall’assessore alla Cultura Claudia Mazzetti, dai vertici del Maga rappresentato da Emma Zanella e Alessandro Castiglioni, e da Sea, con la presidente Michaela Castelli e Maurizio Baruffi. Nel video promo (qui sotto), proiettato nella sala del Palazzo di via del Collegio Romano, hanno espresso il loro sostegno anche Regione Lombardia, Provincia di Varese, Confindustria, la famiglia Missoni, il Conservatorio Puccini e Angelo Crespi, direttore della Pinacoteca di Brera. Un segno tangibile, ha sottolineato il primo cittadino durante il suo discorso, della forte rete territoriale considerata un punto di forza del progetto. Un ruolo chiave lo giocherà anche Malpensa, da sempre vetrina internazionale delle proposte del museo di Gallarate. «Il concomitante svolgimento delle Olimpiadi porterà un enorme flusso di passeggeri che potranno interagire con le iniziative promosse per la Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2026». Cassani ha definito questa opportunità «un nuovo punto di partenza per una città che a partire dalla seconda metà del XX secolo ha iniziato a investire in modo continuativo, strutturato e determinato sull’arte contemporanea. Non siamo una città artistica in senso stretto, ma una città che da decenni dà il giusto spazio alla cultura attraverso uno stretto connubio con il mondo dell’impresa».
Fate un lavoro meraviglioso
La giuria ha “torchiato” la delegazione gallaratese con numerose domande. «Fate già un lavoro meraviglioso», ha detto la presidente Patrizia Sandretto Re Rebaudengo sbilanciandosi ben oltre il suo ruolo di valutatore. Perché allora Gallarate vuole il titolo di Capitale italiana dell’Arte contemporanea? La risposta di Castiglioni è stata convincente («Per noi è fondamentale dimostrare che Gallarate, territorio periferico ma al centro dell’Europa, può avere una vocazione diversa da come è sempre stata considerata»), così come la sostenibilità economica della candidatura gallaratese che, a differenza di altre proposte, appare decisamente più concreta. Zanella ha definito «cauto» il budget, ma reale: «I finanziamenti inseriti nel dossier sono certi, con accordi scritti e già firmati». Ora non resta che aspettare la decisione dei giurati. E sognare.
Capitale italiana dell’Arte contemporanea: anche Venezia e Carrara sfidano Gallarate
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