«Togliti il niqab o vai via»: la denuncia di una ragazza alle Poste di Gallarate

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GALLARATE – Non poteva che succedere nella città più multietnica della provincia di Varese, con un’alta percentuale di stranieri di fede islamica. «Toglilo se vuoi stare qua»: sarebbero state queste le parole rivolte a una giovane italiana di origini bengalesi che, indossando il niqab, si era presentata in un ufficio postale di Gallarate. A raccontare l’episodio è stata la stessa ragazza a Fanpage, spiegando di essere stata invitata ad allontanarsi perché aveva il volto coperto.

In Posta col niqab

La vicenda, secondo il suo racconto, sarebbe iniziata quando la giovane si è recata alle Poste per ritirare un pacco. Un dipendente le avrebbe contestato la presenza del velo, definendolo «burqa», e invitandola a toglierlo. La ragazza precisa però di indossare il niqab, che lascia scoperti gli occhi, e non il burqa. Di fronte alla contestazione, l’operatore le avrebbe indicato un presunto divieto riportato all’ingresso dell’ufficio. La giovane, non avendo modo di registrare quanto stava accadendo, avrebbe quindi preferito uscire senza proseguire la discussione.

Il ritorno dopo un mese 

La ragazza, ricostruisce Fanpage, sarebbe poi tornata nello stesso ufficio oltre un mese dopo, questa volta per effettuare una ricarica. E qui, secondo la sua testimonianza, si sarebbe ripetuta la situazione. Lo stesso dipendente l’avrebbe fermata dicendole: «Toglilo se vuoi stare qua», aggiungendo che avrebbe dovuto uscire oppure abbassare il velo.
La giovane ha quindi contestato l’esistenza di un divieto assoluto del niqab in Italia. Il riferimento normativo è l’articolo 5 della legge 152 del 1975, che vieta in luogo pubblico o aperto al pubblico l’uso di caschi o altri strumenti che rendano difficoltoso il riconoscimento della persona, in assenza di un giustificato motivo.
Nel frattempo è intervenuto anche il responsabile dell’ufficio. Alla ragazza sarebbe stato spiegato che, trattandosi di un ufficio pubblico, era necessario poterla identificare e che quindi avrebbe dovuto mostrarsi in volto. La giovane, però, ha ribadito di essere disponibile a scoprirsi per le procedure di identificazione, contestando invece che ciò potesse diventare una condizione per il semplice ingresso nell’ufficio.
A quel punto, sempre secondo il suo racconto, il responsabile l’avrebbe accompagnata davanti a un cartello esposto all’ingresso. Sul foglio erano indicati i divieti relativi a caschi e passamontagna, ma – sostiene la ragazza – non vi sarebbe stato alcun riferimento esplicito al niqab.

La questione del riconoscimento

A Gallarate sono sempre di più le donne che camminano per la strada con il burqa o il niqab (nella foto in alto). Il caso solleva ancora una volta il tema dell’obbligo di riconoscibilità. In Lombardia, dal 2015, sono in vigore disposizioni che riguardano l’accesso con il volto coperto in alcune strutture regionali, come ospedali e uffici pubblici. La questione più generale del niqab è stata inoltre oggetto negli anni di proposte normative. L’ultima votazione in aula al Pirellone risale a gennaio 2025.

Nell’articolo qui sotto la posizione ufficiale di Poste Italiane:

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