GALLARATE – Fascicolo da riassegnare, slitta tutto a settembre. Pur per ragioni differenti il “secondo filone processuale” relativo all’occupazione del bosco di via Curtatone a Gallarate da parte di attivisti ambientalisti per impedirne il taglio ha finito oggi, giovedì 19 marzo, per seguire lo stesso destino del procedimento principale.
Solidarietà con la natura che si difende
Nulla di fatto, dunque, con inizio del procedimento rinviato al 22 settembre. Davanti al tribunale di Busto Arsizio, anche in quest’occasione, gli ambientalisti che hanno promosso un presidio di solidarietà ai due attivisti che avrebbero dovuto comparire in aula. Con lo striscione della Casa delle Donne ben visibile e i cartelli con le scritte “Solidarietà con la natura che si difende” e “Non difendiamo la natura, siamo la natura che si difende” almeno una trentina di persone hanno voluto testimoniare di essere al fianco dei due giovani che, accusati di aver impedito l’accesso ai poliziotti (in una sola occasione) al bosco oggetto del contendere, hanno fatto opposizione al decreto di condanna penale che li aveva raggiunti nel settembre scorso.
Rinviato a settembre
A gennaio era toccato ai 22 indagati nel filone principale, accusati a vario titolo di occupazione abusiva di un terreno di proprietà del demanio comunale e di aver insultato e l’aver cagionato lesioni agli operatori della Polizia di Stato impegnati nel mantenere l’ordine pubblico, assistere al rinvio (fissato a giugno) dell’udienza preliminare dove il Gup deciderà se archiviare o mandare a processo. Con le udienze è molto probabile che torneranno anche i presidi di solidarietà.
