Cresce la domanda di sicurezza nelle nostre città, non soltanto a Milano dove il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, nelle scorse ore ha annunciato l’invio di 600 agenti in più. C’è bisogno di sicurezza anche a Varese, Busto Arsizio, Gallarate, Saronno, Legnano. Centri nei quali si ripetono episodi di violenza tutt’altro che marginali per la presenza di gruppi di sbandati che ne mettono a repentaglio la tranquillità. Potremmo dilungarci a lungo nel raccontare fatti che, durante queste settimane, hanno riempito le cronache (ultimo della serie, l’accoltellamento di un 18enne in una delle piazze più a rischio di Gallarate).
Nessuna delle nostre città è ancora il Bronx (ci mancherebbe altro). E se Beppe Sala, primo cittadino meneghino, dichiara che “non si può crocifiggere Milano ogni volta”, la stessa affermazione potrebbe valere per Varese, Busto, Gallarate, Saronno e Legnano. Ma nemmeno possiamo sottovalutare quanto sta accadendo: sono noti i punti delle città dove si concentrano balordi, perdigiorno, stranieri senza riferimenti territoriali (supposto che abbiano interesse ad averne), frotte di giovani rissosi e, manco a dirlo, pericolosi. Per loro stessi e per gli altri.
L’arcivescovo Mario Delpini esorta ad evitare catastrofismi e a impegnarsi di più nell’integrazione. Delpini chiede uno sforzo verso l’accoglienza. Anche se non sempre è possibile, anche se il dialogo è spesso rifiutato e vincono rabbia e estrema intolleranza e inciviltà. Ci sono momenti in cui, ad esempio, suscita inquietudine attraversare la piazza della stazione a Gallarate o, ancora, passeggiare in piazza Repubblica a Varese, luoghi di aggregazione dei personaggi di cui sopra, le cui manifestazioni singole o collettive a volte vanno ben al di là delle regole comportamentali. Risultato: la gente ha paura. Chiede maggiori controlli, presidi fissi delle forze dell’ordine, firma petizioni affinché le autorità intervengano per prevenire e, se del caso, reprimere.
In effetti, le autorità di polizia non rimangono con le mani in mano. E’ dell’altro giorno la notizia di un’operazione a tappeto in provincia disposta dal questore nei posti dove sono diffusi comportamenti illeciti. Dal canto suo, il prefetto riunisce frequentemente il comitato provinciale per la sicurezza. Sindaci e assessori promettono una presenza più assidua delle pattuglie della polizia locale, al netto dell’insufficienza degli organici e dei molteplici compiti d’istituto cui sono chiamati. Insomma, si cerca di mettere una pezza a una situazione che sta diventando pesante di giorno in giorno. Ma non basta ad arginare il fenomeno. Non basta nemmeno l’incremento previsto di agenti e carabinieri. Serve altro. E c’è chi torna a invocare la presenza dell’esercito. Una presenza discreta quanto rassicurante della pattuglie di “Strade sicure”, intervento con scopi di deterrenza che vede impegnati nel Paese i militari a fianco delle forze di polizia, appunto per il presidio del territorio e la sorveglianza dei punti sensibili, soprattutto nelle grandi città.
Potrebbe essere una soluzione, non c’è dubbio. Ma a quanto pare, Roma non considera le città del Varesotto così esposte alla violenza da meritare ulteriori misure di sicurezza. Probabilmente sono state fatte valutazioni nel merito, ripetiamo: non siamo nel Bronx, ma prima che ci capiti di finirci a capo fitto sarebbe indispensabile una cura più efficace. La decisione è politica. E’ a questo proposito che risulterebbe utile un’azione comune dei sindaci sul ministero, affinché disponga l’invio delle pattuglie dell’esercito. Ma qui, come purtroppo sappiamo, è più facile che le mucche volino piuttosto che primi cittadini di opposte squadre si mettano d’accordo anche per una causa comune. Salvo poi lanciare accuse di inadempienza a seconda delle appartenenze e delle opportunità partitiche. Senza risolvere il problema.
Gallarate, accoltellato in piazza Risorgimento. Un 18enne in ospedale
sicurezza milano varesotto – MALPENSA24
