GARLASCO – Una crepa profonda nei pilastri che portarono al fermo di Alberto Stasi e una serie di rilievi tecnici pronti a sovvertire l’impianto probatorio originale del delitto di Garlasco. È quanto emerge dalla chiusura dele indagini bis della Procura di Pavia, dense di accertamenti integrativi per risolvere l’enigma dell’omicidio di Chiara Poggi, e che vedono oggi indagato Andrea Sempio, amico di famiglia. Un quadro che si articola attorno a tre questioni chiave: il giallo del DNA “scomparso” dai pedali della bicicletta, i nuovi riscontri sull’impronta di calzatura e la ridefinizione dei tempi della morte della vittima.
Il giallo del DNA sui pedali: le analisi mai depositate
Il dato più dirompente riguarda il reperto estratto dai pedali della bicicletta Umberto Dei, che nel settembre 2007 portò al fermo di Alberto Stasi, attribuito all’epoca “oltre ogni ragionevole dubbio” alla vittima. Dall’analisi dei Raw Data consegnati dal Ris di Parma nel novembre 2025, i consulenti della difesa Stasi (Ugo Ricci e Pasquale Linarello) hanno scoperto che il 20 settembre 2007, esattamente il giorno dopo la prima analisi positiva, vennero effettuate due contro-analisi (“corse elettroforetiche”) risultate completamente negative.
Di questi tracciati negativi, idonei a scagionare l’allora indagato, non è mai stata trovata traccia negli atti del processo celebratosi a suo carico. I consulenti della Procura di Pavia, Carlo Previderè e Pierangela Grignani, hanno confermato l’esistenza di quelle due corse elettroforetiche negative e la mancanza dei necessari approfondimenti dell’epoca. Di fronte a questo scenario, la difesa di Stasi, per tramite dei suoi avvocati, oggi parla di un “castello accusatorio costruito su dati distorti” e auspica l’accertamento di tutte le responsabilità. Pronta è arrivata la replica dell’ex generale Luciano Garofano, all’epoca a capo del Ris di Parma e ascoltato nei giorni scorsi come persona informata sui fatti. il quale esclude “categoricamente qualsiasi irregolarità, gli accertamenti vennero svolti alla presenza dei consulenti di parte”.
L’impronta della scarpa e la misura di Sempio
La seconda questione riguarda la celebre traccia di calzatura con suola a pallini repertata sul pavimento della villetta di via Pascoli, originariamente attribuita dai giudici a Stasi. I consulenti tecnici della Procura pavese hanno depositato una nota incentrata sulle dimensioni di una scarpa modello Frau taglia 42, dimostrandone la piena compatibilità con le misure del piede di Andrea Sempio. Un riscontro che riposiziona la figura dell’amico del fratello di Chiara al centro della scena del crimine.
La revisione dell’ora del delitto
Il terzo tassello fondamentale emerge dalle perizie medico-legali. I nuovi esami sulle ferite riportate da Chiara Poggi indicano che le lesioni non vennero prodotte immediatamente prima del decesso, ma in un intervallo antecedente la morte compreso tra i 15 e i 30 minuti, con una sopravvivenza complessiva che potrebbe essersi protratta fino a 60 minuti. Una scansione temporale più ampia che riapre la discussione sugli orari dell’aggressione e sulle finestre di presenza dei vari soggetti nella villetta di Garlasco.
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