di Massimo Lodi
La parola da pronunciare è una sola, in questi giorni. Il primo a lasciarne intendere l’opportunità -sia pure evitando lo specifico termine- è stato il ministro dell’Economia. La parola è resistenza. Parola in minuscolo, riferita allo scudo da levare contro l’assalto di difficoltà innescato dalla sempre più ostica congiuntura. Parola in maiuscolo, e dunque Resistenza, da intendere come barricata nazional-popolare a insidie al bilancio dello Stato provenienti da ogni dove.
Dicono che l’allarme lanciato da Giancarlo Giorgetti, uno dallo spirito di nòster part e dunque pratico/essenziale/risolutivo, abbia zero entusiasmato Meloni, favorevole a tempi e modi più soft. Ma Giorgetti, peraltro mediatore dal sentiment post-democristiano, ha il dovere -oltre che il compito- di mettere in guardia gl’italiani se l’Italia gira male. E poco gl’importa del corteo d’allusioni, critiche, graffi e scorticature che vi fan seguito, dando corso alla marcia su Chigi. Ovvero, grida l’opposizione: si rischia di finire fuori strada per colpa del pilota e del suo equipaggio. Corregge GG: si rischia di finire fuori strada per il concatenarsi d’una serie di cause, interne ed estere, passate e presenti, endemiche e nuove.
È ammettere, chiaro chiaro, lo status d’emergenza: “Sono come un medico in un ospedale da campo, non basta l’aspirina”. E poi: “Anche i miei colleghi sono d’accordo: abbiamo feriti che arrivano da tutte le parti, dobbiamo curarli e ci vuol altro che una pillolina”. Ci vuol altro. Ci vogliono misure eccezionali, ed è bene prepararsi a vararle e subirne gli effetti. Diversamente spiegato: 1) se necessario, l’Italia devierà dai canoni europei del vincolo deficit-Pil; 2) se necessario, le restrizioni energetiche da possibili diverranno operative; 3) se necessario, derogare alle spese sulla Difesa s’imporrà come obbligo etico-sociale, essendo inimmaginabile che il finanziamento militare vada a scapito del finanziamento alla povertà, per quanto scarso sia fino ad oggi risultato; 4) se necessario, in una situazione così critica, non sarà più possibile tollerare (ultimi dati, dichiarazioni dei redditi 2025) che 11,3 milioni d’italiani non paghino l’Irpef. E 8,7 milioni denunzino imposta netta pari a zero. E quelli appartenenti alla fascia del cosiddetto ceto medio -poco più del 30 per cento- sostengano il maggior peso contributivo. E persista una tendenza all’evasione fiscale mai annullata, semmai solo ridotta dall’intervento politico.
Programma vasto, per dirla alla De Gaulle? Vasto sì. E prescrittivo d’un trasversalismo d’intenti condannabile fin che si vuole a parole, ma di segno opposto nei fatti. Osiamo: in fondo Giorgetti ha lasciato capire una robetta semplice: non c’è resistenza (Resistenza) che tenga, quando si profila un buco nei conti della Repubblica. Negli ospedali da campo prima si curano i feriti chiamando a soccorso chiunque lo possa/voglia dare; poi, e solo poi, s’individuano le responsabilità, con relativo addebito. È una storica lezione di Draghi, ben nota al suo ex pupillo bocconiano e ministeriale. Vogliamo sottintendere che, dàgli e dàgli, finiremo nelle braccia d’un ulteriore esecutivo di segno tecnico? Lo sottintendono le cifre, purtroppo. E né centrodestra né centrosinistra mostrano il coraggio di cambiarle da soli. Le cifre hanno una resistenza (una Resistenza) tenace. Ecco il senso dell’allarme.
