Giorgia e una lettera mai scritta

bottini meloni trump
Giorgia Meloni e Donald Trump

di Gian Franco Bottini

Lettera immaginaria di Giorgia Meloni a Donald Trump.

Dear Don,

ti scrivo con un certo ritardo dopo aver molto meditato sul tuo raffreddamento nei nostri rapporti sfociato in qualche tua sortita poco felice nei miei confronti, che mi ha fatto apparire come una ragazzina alla caccia di selfie per incrementare i suoi followers sui social.

Perdona la franchezza, ma oltre che italiana sono romana e tu hai sempre detto di apprezzare la scioltezza di espressione della mia città (che ti è molto congeniale anche nella sua frequente grevità) ma non dovresti dimenticare che sono anche premier di una nazione amica, con il mio dovere di difendere la sua dignità e contestualmente quella del suo popolo; una cosa che tu, giustamente, dici di voler fare rispetto alla tua grande nazione. Mettiamo una pietra sopra ad un episodio prima che esso venga interpretato per un fatto personale e guardiamo alle ben più importanti questioni che sicuramente stanno motivando il tuo atteggiamento.

Come ben potevi prevedere, su alcune tue decisioni  che coinvolgono l’UE sono stata costretta a non potermi sentire allineata con te. Per alcune di esse conoscevi già il mio dissenso (parlo di dazi ma anche di molto altro); per altre (guerra in Iran, rapporti con Israele, mancato rispetto del diritto internazionale, critiche alla Nato, etc) è mancata da parte tua qualsiasi richiesta di opinione o perlomeno una informazione preliminare, il  che mi ha messo in difficoltà sia al mio interno che in ambito UE. Capisco la tua delusione, perché fra i tuoi progetti c’è quello di avere rapporti bilaterali con le singole nazioni europee, anche se qualcuno dice che addirittura intenderesti far esplodere l’Europa in 28 pezzi; ipotesi fantasiosa che ho sempre smentito e alla quale io non voglio nemmeno pensare.

Tu devi comunque capire che, da parte mia, continuare a fare, come si dice da noi, “il pesce in barile”, mi diventa sempre più difficile, sia in ambiente UE che in casa mia. Ti confesso però che, non avendoti mai fatto mancare il mio particolare appoggio (al punto di dover subire la sbeffeggiante definizione di tuo “tappetino” o anche peggio), mi aspettavo da parte tua, per il mio Paese, qualche evidente segnale di attenzione particolare, che però tarda ad evidenziarsi; l’avrei potuto spendere anche a giustificazione dei peana in tuo favore (ho forse esagerato e ti ho imbarazzato?) che al momento della tua elezione ho generosamente profuso.

Ti devo confessare che, anche nell’ambito della mia coalizione di governo, sempre più spesso mi si chiede (anche informalmente, quasi il nostro fosse un rapporto parentale), qualche delucidazione su certe tue dichiarazioni o decisioni che paiono (dico paiono) fra loro contraddittorie o addirittura, passami il termine, anche un po’ strampalate rispetto all’immagine storica del tuo grande Paese.

Ti confesso che anche tra i  “miei” comincia ad attecchire l’opinione che tutto quanto viene da te vada interpretato nell’ambito di una impostazione mercantile, dove l’importanza dei valori cede il passo a quella della moneta. Vorrei continuare a non condividere questa opinione!

Tu capisci che l’opinione pubblica, che in gran misura mi è ancora amica, da quasi un secolo a questa parte pensa al tuo Grande Paese con sentimento di gratitudine, simpatia, quasi fratellanza; questo certamente per ragioni storiche ma anche personali, visti i tanti legami familiari che attraversano l’oceano ed essere stati definiti da te come facenti parte dei “ladri europei” è risultata per molti, ti confesso anche per me, una scioccante e sgradevole sorpresa.

E non credere che il palpabile calo di simpatia nei tuoi confronti (che sono costretta a segnalarti) sia banalmente motivato dall’essere stati toccati sul vivo, perché di contro ti devo ricordare che i tuoi interventi non sono sempre stati pregiudizialmente considerati a sproposito (anche se magari giudicati grevi ed arroganti) e da molti, me compresa, apprezzati in quanto interpretati come una salutare ed indispensabile smossa all’Europa; accettati in quanto provenienti dal Paese considerato il fratello maggiore.

Un paio di rilievi però, personalmente, te li voglio fare e vorrei, con tuo comodo e con le modalità che credi, che mi facessi avere la tua opinione in proposito. Con Putin e con Netanyahu non ci stai facendo una gran bella figura e non voglio assecondare chi dice che “ti stanno prendendo in giro”; non lo credo, unicamente perché sarebbe totalmente riduttivo definire “prese in giro” le tragiche situazioni che riguardano i due.

Tu sai che io sono da sempre una sostenitrice dell’Ucraina, anche in contrasto con qualche mio alleato di governo, perché quel Paese sta difendendo, anche per conto nostro,  la democrazia; un  valore imprescindibile sul quale si è sempre fondata anche l’alleanza atlantica che unisce i nostri Paesi. Il tuo altalenante comportamento rispetto all’Ucraina, però, mi fa chiedere se in America, da sempre considerata baluardo della democrazia, al proposito stia cambiando qualcosa. Alcune mosse da te fatte e l’alternanza su ritiri e riconferme degli aiuti militari, hanno fatto sorgere il dubbio che, più che la democrazia, siano importanti per te le terre rare.

Il tuo attuale traccheggio sull’argomento Ucraina, mentre centinaia di civili muoiono, mi pone il dubbio che tu voglia adeguare il conflitto ai tempi di Putin, avendo a cuore  più che altro la ricostituzione dei rapporti economici e commerciali con la Russia. Tu non ci crederai ma io non mi sento del tutto a posto ogni qualvolta incontro Zelensky e, abbracciandolo, con sincerità lo incoraggio a non mollare.

Caro Don, vorrei che almeno con me tu fossi chiaro, anche perché io possa, in ambito europeo, sostenere a ragion veduta e con certezza, che la situazione ucraina può sempre contare sulla imprescindibile presenza americana, consentendomi anche di controllare iniziative, dalle quali sono costretta a stare al margine e che rischiano di essere, oltre che velleitarie, anche fortemente pericolose per dei Paesi come i nostri, non attrezzati per le situazioni belliche che malauguratamente si dovessero creare.

Ma, caro Don, c’è qualcosa di ben più imbarazzante, direi insopportabile, e ti cito solo un nome: Gaza. Quello che è successo e sta ancora succedendo lo conosci meglio di me ed io penso che la decisione che hai mostrato nell’intraprendere l’operazione militare in Iran, se tu lo volessi,  la potresti mostrare anche per far cessare la inaccettabile situazione (voglio evitare di darle altre connotazioni) di Gaza. Il tuo silenzio in proposito è indecifrabile e io non posso sopportare che si dica che tu ti sei interessato a Gaza solo all’inizio della vicenda, per dire che la “striscia” avrebbe potuto essere una magnifica “riviera del Medio Oriente”, ovviamente una volta liberata e, guarda caso, riedificata. Poi da te poco o nulla di sostanziale!

Caro Don, ancora adesso non so se ti invierò questa lettera (che considero del tutto confidenziale) ma ti confesso che qualche spiegazione in proposito ai suoi contenuti mi sarebbe molto utile perché per me, ma non solo per me, è difficile ipotizzare con quale spirito e con quali argomentazioni, potremo celebrare in Europa , dopo Gaza, la prossima Giornata della Memoria (per ricordare la Shoah), il cui indelebile alto significato non deve essere in alcun modo intaccato .

Cordialmente Giorgia

Ps – Nel riconfermarti la mia sincera amicizia consentimi un suggerimento del tutto personale: intervieni sulla capigliatura (alla quale so che tieni molto) perché la “crescita” ti sta imbiancando le basette e, porgendoti i miei più amichevoli saluti, assicura Melania che le farò avere la promessa crema svizzera antirughe con la prossima valigia diplomatica.

bottini meloni trump – MALPENSA24

 

 

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