Giorgia Meloni a Cernobbio: l’occasione

di Massimo Lodi

I dati sull’occupazione offrono al governo un assist unico: effettuare riforme strutturali. Mai così tanti posti di lavoro, per quanto molti non siano definitivi; mai un convergere internazionale di circostanze così utili allo sviluppo; mai una situazione che si presti così favorevolmente a innovare per davvero, se arrotolate le consunte bandiere d’egoistica propaganda.

lodi conte grillo
Massimo Lodi

È questo che ha voluto far capire la premier durante il vertice di maggioranza. Invece d’intestarsi misure di miope sguardo, meglio guardare insieme a un orizzonte importante (vedi agenda europea Draghi in consegna alla Von der Leyen e applaudita da Giorgetti). Ma non ci si riuscirà. Almeno per ora. Prevalgono gl’interessi a breve e di parte. Quello di Tajani, pungolato dai Berlusconi, che sgomita con Salvini nella coalizione. Quello di Salvini che s’affanna a presidiare ogni lembo di campo a destra concorrendo con Meloni e soprattutto con Vannacci. Faranno da verifica concreta le amministrative d’autunno, elezioni in Liguria, Emilia Romagna, Umbria. Roba locale, importanza nazionale. Il centrosinistra, tutt’altro che unito causa veto di Conte su Renzi, non è favorito. Ma neppure il contrario. Partite aperte, e il risultato influirà su Roma, checché a Roma ne dicano.

Siccome, salvo eventi improbabili, lo scenario resta quello di legislatura; siccome il Paese produttivo lancia segnali confortanti; siccome agl’italiani interessa la stabilità innanzitutto; siccome questo e altro, sarebbe il caso di scordare le frizioni del primo biennio d’alleanza e impegnarsi in un salto di qualità nel triennio che s’inizia ora. Vorrebbe dire per l’ex underdog darsi un profilo da statista, e chissà mai che l’annunciata presenza al Meeting Ambrosetti di Cernobbio nel prossimo weekend non le suggerisca la rivoluzionaria tentazione. Ma tentazione è la parola giusta. Qualcosa che si vorrebbe e non si può. A meno che subentri il coraggio/ la determinazione del tutto per tutto: decido io, chi ci sta ci sta, se vengono preferiti i lateralismi alla via maestra, allora arrivederci e grazie. Ovvero: torniamo a votare.

È l’arma vera in mano alla Meloni. Non la resistenza a ogni costo nel fortino di Chigi, caso mai le regionali buttassero male; non il compromesso riduttivo su un sacco di questioni, a iniziare dal contesto bellico, dove ha a che fare col salvinismo/vannaccisimo occhieggiante a Trump e Putin; non il logorante prevalere nella partita delle nomine, cominciando dalla Rai; non il faticoso rimpasto dell’esecutivo, che le sta a cuore, essendo la prima a dubitare della qualità d’alcuni ministri in carica. Se troppi sono gl’intralci, quotidiane le insidie, deludenti gli esiti compositivi d’una miriade di conflitti, allora meglio i saluti e ridare la parola agl’italiani. C’è il rischio di consegnare il Paese alla sinistra? Fin che la sinistra passerà il tempo a dividersi anziché unirsi, è un rischio minimo. Che un eventuale voto anticipato ridurrebbe ancor di più: esiste l’area centrista trasversale ai due schieramenti pronta a schierarsi per un ex radicalismo di destra che diventasse finalmente moderato-conservatore. Nei fatti, non nelle parole. Come fa intendere il preoccupato mondo cattolico, come sempre ospite di riguardo a Cernobbio.

meloni cernobbio sinistra – MALPENSA24
Visited 69 times, 1 visit(s) today