VARESE – Un podcast alla scoperta di uno dei luoghi più affascinanti di Varese: il Grand Hotel del Campo dei Fiori. Da qualche giorno è disponibile su Spotify (qui sotto il link alla prima puntata), grazie all’iniziativa di due varesini: Matteo Ramelli e Giacomo Mastrorosa. Episodio dopo episodio si possono ascoltare testimonianze tra passato e possibile futuro dell’edificio abbandonato. E a parlare è lo stesso hotel, attraverso la voce dell’attore Valerio Bongiorno.
Un viaggio nella storia
“Il Grand Hotel Campo dei Fiori di Varese – storia del simbolo di una città” è il titolo del podcast, di cui sono stati pubblicati 8 episodi la scorsa domenica e altri 2 questo mercoledì. Le puntate raccontano cronologicamente la storia dell’hotel, a partire dalla sua nascita, con la visione di Carlo Ciotti, emigrato dalla provincia di Varese a Pittsburgh. A lui, soprannominato “Il matto delle montagne” si deve l’idea di costruire un hotel in cima al Campo dei Fiori, un progetto poi affidato all’architetto Giuseppe Sommaruga. Seguono nelle puntate successive il racconto della costruzione e dell’apertura, fino alla Seconda Guerra Mondiale e alla chiusura dell’albergo alla fine degli anni Sessanta. Ma il viaggio prosegue fino ai giorni nostri e prova anche ad andare oltre, con uno sguardo sulle prospettive future.
La voce dell’hotel
Particolarmente significativo il passaggio che apre il primo episodio, con l’albergo stesso che riflette sul destino che gli è toccato: «Hanno seppellito il mio tempo d’oro sotto il cemento e il caos della modernità. Hanno ucciso la mia amica funicolare, spento il mio legame con la città. Eppure anche con il peso delle antenne sulla mia schiena resto, rimango qui, immobile ma vivo, testimone silenzioso di un passato glorioso che non voglio lasciar svanire. Io sono il Grand Hotel Campo dei Fiori e questa è la mia storia».
Il progetto
Nel trailer del podcast sono i due autori a spiegare come è stato pensato questo viaggio nel passato di Varese. «Il 24 giugno del 2025 il Grand Hotel compierà 113 anni. Quest’anno, per la prima volta, è rimasto chiuso più a lungo di quanto sia stato aperto al pubblico. In questo viaggio abbiamo scoperto non solo la storia del simbolo di una città, ma anche le molte storie di donne e uomini che hanno contribuito a lasciare un segno nel turismo varesino. Sappiamo che questo podcast potrebbe suscitare qualche critica e riaprire delle vecchie discussioni legate alle condizioni attuali di questa splendida struttura. Noi abbiamo cercato di raccontare i fatti nel modo più onesto possibile. Se non abbiamo messo tutti d’accordo, forse è giusto così».
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