di Massimo Lodi
Circola un po’ di smarrimento. Un po’ tanto. Il primo smarrimento. La giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dice no alla richiesta della Procura di Roma d’utilizzare le chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Delmastro e il ristoratore Caroccia, condannato a quattro anni con l’accusa d’aver fatto da prestanome a un clan camorristico. Delmastro, rimosso tempo fa dall’incarico, non è indagato d’alcunché, però il contenuto di quella documentazione poteva riuscire utile all’inchiesta. Lo scudo glielo innalza l’armata politica al governo. Le minoranze gridano allo scandalo: riecco la casta, i suoi privilegi, la sua arroganza, le sue impunità. È una protesta fondata, nell’ovvio nome della trasparenza. Se affermi: noi siamo sempre/comunque dalla parte della magistratura, segnalando a icona Falcone e Borsellino, e poi eviti di soccorrerla nel suo lavoro, scivoli come minimo in una contraddizione. Come massimo, lasci filtrare un’immagine negativa di te, di te maggioranza a indirizzo centrodestra, che -essendo ben noti i precedenti storici- s’allarga all’intera classe politica. Di qui l’astensione da discredito.
Il secondo smarrimento. Dopo la morte di Abderrahim Farik durante l’intervento della polizia, il sindaco di Bologna Lepore indìce una manifestazione per chiedere di far piena, pienissima luce, sull’episodio costellato da errori. E per esprimere partecipazione alla sconcertante fine d’un uomo. Purtroppo frange estremistiche causano incidenti, come di frequente accade in simili casi. Lepore c’entra zero, ma s’innesca lo scontro istituzionale. Gli piovono addosso critiche dell’avversa parte politica, soprattutto delle istituzioni, di alcuni parlamentari, di esponenti dell’esecutivo. Trentacinque sindaci, tra cui il varesino Galimberti, gli esprimono solidarietà. Intanto l’opinione pubblica è scossa dall’ennesima divisione dello Stato quando ci si aspettava il contrario: lo Stato fa blocco, approfondisce il caso, esamina ogni dettaglio, arriverà a conclusione. Nel frattempo rifugge dal contrasto tra suoi diversi “bracci”, se no dà l’impressione che non siamo una nazione e invece il Far West. Ognuno fa/dice quel che gli pare, cominciando dagli eletti d’un popolo che li vorrebbe più saggi, meno demagogici.
Il terzo smarrimento. L’europarlamentare Ilaria Salis, che patì il carcere in Ungheria subendo un orribile trattamento a colpi di catene e ceppi, vien condannata dal Tribunale di Milano a risarcire oltre 300mila euro a due ex collaboratori che avrebbe licenziato senza giusta causa. Per di più, segnalano gli avvocati dei due, non si sarebbe riusciti a notificarle il provvedimento, dati i continui cambi di residenza dell’onorevole: l’introvabilità le costa una condanna in contumacia. La parlamentare di Avs fa poi sapere d’aver liquidato gli ex sodali d’ufficio per ragioni fondate, confidando nel processo d’appello. Resta da capire, con quel ruolo istituzionale importante e quei precedenti giudiziari che mobilitarono a suo favore gl’italiani, come abbia potuto agire senza un minimo d’accortezza, esplorando ogni possibile ipotesi di soluzione bonaria. E guardandosi dallo sciogliere unilateralmente contratti al modo sbrigativo che gente di sinistra rimprovera a gente di destra.
Il quarto smarrimento. Non è più un suo sogno, ma sembra anche un progetto meloniano il ritorno di Salvini al Viminale. Tempo previsto: l’inizio di settembre, quando FdI stapperà bottiglie di champagne -giorno 4- per festeggiare il governo più longevo della storia repubblicana. E la Lega, subito dopo, si radunerà a Pontida, non si sa a festeggiare cosa. Nella duplice circostanza pare fattibile il cambio tra Matteone e Piantedosi, spedito ai Trasporti, e si faccia andar bene il viaggio. L’idea è: Salvini a comandare su ordine e sicurezza in contrasto al radicalismo vannacciano. Ma Salvini rischia di procurare più danni che benefici: a sé e alla Lega. Diventerà il bersaglio della guerriglia propagandistica del Generale, si tirerà addosso ogni critica in qualunque occasione d’accidenti pubblici, diventerà l’immagine della destra meno destra che rincorre la destra più destra. Anzichè risollevare il Carroccio dal 5 per cento dove pare sia sprofondato lo potrebbe affondare. Complici le prevedibili faide intestine. Lui afferma certissimo che, assiso agl’Interni, risalirà al 10. Ma se scarliga nella presunta scalata, potrebbe precipitare con l’intero zaino leghista dalla ripida parete. I colonnelli e la lunga filiera di sottoposti, cioè specialmente gli amministratori locali, tremano.
