I ricchi piangono ma gli italiani non arrivano a fine mese

iseni tasse governo
Fabrizio Iseni, editore di Malpensa24
di Fabrizio Iseni
Anno nuovo, vita nuova. Ma per chi? La domanda è d’obbligo all’indomani dell’approvazione della Legge di Bilancio che se,  da un lato, sistema apparentemente i conti dello Stato, dall’altro non garantisce le sicurezze economiche richieste e necessarie per il cosiddetto ceto medio. I ritocchi alle aliquote dell’Irpef non risolvono il vero problema sociale, quello dei salari e della capacità di spesa delle famiglie italiane.

La questione è aggravata dall’inflazione in costante aumento rispetto a stipendi insufficienti per arrivare a fine mese. Quando si dice che il carrello della spesa è sempre più vuoto, si asserisce, purtroppo, una pesante e amara verità. La quale meriterebbe una maggiore attenzione da parte del governo, concentrato su altre problematiche piuttosto che sulla quotidianità dei cittadini. Al punto che dal primo di gennaio, per fare alcuni esempi, aumentano le accise sul gasolio e i pedaggi autostradali, contrariamente a quanto si è sempre promesso proprio attorno agli aspetti tariffari e ai balzelli vari.

Il panorama economico è davvero preoccupante, penalizza in primis proprio la classe media, pone serie domande sul futuro di artigiani e commercianti, riguarda, anche in modo drammatico, i dipendenti pubblici e privati. Certo, gli industriali, come sostengono a tutta pagina sul quotidiano locale, chiedono di “essere ascoltati” dall’esecutivo Meloni, lamentano gli alti costi energetici, prefigurano scenari difficili per il futuro. E la stragrande maggioranza dei cittadini? Chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena? Chi è chiamato a pagare tutte le tasse, fino all’ultimo euro , contribuendo in modo massiccio agli introiti dello Stato? Per essere precisi, su 58,9 milioni di residenti, solo 33,5 milioni hanno effettivamente pagato almeno un euro di Irpef nel 2024. “Il problema – è il commento – non è che tutti paghino troppo, ma che pochi paghino per tutti”. Per dirla in un altro modo, meno di un terzo degli italiani paga oltre tre quarti delle imposte: il ceto medio regge da solo il welfare.

Di pù: in Italia ci sono sei milioni di poveri, costretti a rinunciare a curarsi perché obbligati da altre priorità di sussistenza quotidiana. E’ un quadro di riferimento che non può passare sotto silenzio, che non apre a considerazioni rasserenanti. Di questo dovrebbero occuparsi con efficacia i nostri governanti, al di là delle dichiarazioni entusiaste per aver condotto in porto una manovra finanziaria sicuramente difficile e complessa, ma tutt’altro che esaustiva. L’augurio per il nuovo anno è che se ne facciano finalmente carico, prima che sia troppo tardi.

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