Ignoranti di destra e di sinistra

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Chi non ha studiato vota centrodestra. Lo ha sostenuto nei giorni scorsi Stefano Bonaccini, presidente del Partito democratico, provocando l’immediata, indignata reazione della premier Giorgia Meloni. Inopportuna e inveritiera uscita dell’autorevole esponente piddino, che ha poi cercato di correggere il tiro, affermando che ha detto bianco ma voleva dire nero. Ormai la frittata era fatta.  Beccandosi così gli strali di opinionisti, avversari e amici di coalizione.

Per Vittorio Feltri, che come noto non è uno che le manda a dire, quelle di Bonaccini “sono tutte cazzate, come se soltanto il famoso ‘pezzo di carta’ qualificasse una persona”. Il nostro Massimo Lodi, su Malpensa24, è altrettanto tranchant: “Eccoli di nuovo quelli del complesso di superiorità”. Riferimento chiaro alla cifra elitaria di certa sinistra. Sia come sia, il problema va al di là della polemica politica, come ne stanno girando a iosa in questo ultimo scorcio dell’estate, che un po’ hanno stufato e un altro po’ segnano la rissosità del sistema. A volte tutt’altro che casuale: parlar d’altro per non parlare delle questioni più vere e decisive.

Il problema, dicevamo, va ben oltre. Per Paolo Di Stefano, editorialista dei Corriere della Sera, si è persa un’occasione per affrontare una situazione forse cruciale dell’Italia di oggi. Non tanto che i ceti popolari votino a destra o a sinistra, piuttosto il basso livello culturale nel nostro Paese, indipendentemente dalla classe sociale, dall’appartenenza politica e, attenzione, dal titolo di studio. Un dato: il 35 per cento delle persone adulte non è (non sarebbe) in grado di comprendere ciò che legge, anche le frasi più banali. Percentuale che sale in modo preoccupante quando si tratta di giovani.

Lo accerta un’indagine dell’Ocse che, in buona sostanza, ci dice che è diffusa l’incapacità di una vera riflessione critica. Si va per sensazioni, per schieramenti e tifoserie, non si ragiona e, quando si ragiona, si ragiona di pancia. Una conferma? I commenti che compaiono a raffica sui social, più che commenti insulti, prese di posizione offensive, senza cognizione di causa. Di nuovo Di Stefano: “Il tema, in tutta evidenza, non è se l’ignoranza è di destra o di sinistra. Il tema non è come riuscire a catturare gli analfabeti di andata e ritorno. Il tema è: perché ci siamo ridotti a tanto”? Qui le risposte sono molteplici, le cercano sociologi e analisti, psicologi e esperti di comunicazione.

Una soluzione però non c’è. A patto di ricercarla in una formazione umanistica, non in esclusiva nozionistica. Per dirla tutta, è la società che sta cambiando, che è già cambiata. Si semplifica e si evita di approfondire. Lo si fa in famiglia, a scuola; lo fa la televisione che ci propina raffiche di programmi insulsi, che puntano esclusivamente all’audience e, in molti casi, ci rincretiniscono. Si legge sempre di meno: “I libri sono considerati un lusso”. Alla politica, evidentemente, va bene così. A destra come a sinistra, dove ignoranti e intelligenti hanno la stessa dignità. Giusto così, soprattutto quando votano.

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