Il famoso economista e la “benzina del sindaco”

Secondo Carlo Cottarelli, economista tra i più apprezzati e seri, i rincari della benzina non rappresenterebbero il problema più impellente delle famiglie italiane. L’analisi parte da presupporti e parametri che Cottarelli spiega in un editoriale sul Corriere della Sera, nel quale sostiene che gli aumenti sono sicuramente spiacevoli ma – sono sue parole – di certo non proibitivi rispetto al reddito medio delle famiglie italiane. Non abbiamo competenze né strumenti per contestare questa tesi, ne prendiamo semplicemente atto. La soluzione? “Invece di pensare al taglio delle accise – sintetizziamo dalle conclusioni del famoso economista – il governo dovrebbe agire, dato che la vera crisi è l’aumento generale dei prezzi e la perdita del potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti, sulle imprese affinché concedano aumenti salariali più consistenti”.

Bella a dirsi, un po’ più complicato a farsi per una serie di questioni che vanno dalle posizioni ideologiche e politiche dei partiti rispetto alle aspettative dei loro elettorati di riferimento, fino alle priorità che si sono posti e alle quali riservano calcolata attenzione. Il caso Lavitola, per esempio, i battibecchi tra la Meloni e Bonaccini, l’incombenza della nuova legge elettorale con i suoi effetti parlamentari, la spada di Damocle dei vannacciani, la polemica sulla cultura woke e, per tirare in scena il centrosinistra, la lite sulle primarie sì o no. Temi che non esaltano la gente, la stragrande maggioranza della gente comune che, appunto, è oggi costretta a fare i conti anche con l’aumento della benzina e, per tornare a Cottarelli, con i salari fermi da anni.

L’argomento è di così ampia portata che non può essere risolto in poche righe. Richiede ben altre considerazioni, chiama in causa gli addetti ai lavori, partendo dai politici, non i campioni nell’esercizio della politica politicante ma quelli strutturati culturalmente, eticamente e consapevoli del loro ruolo e delle responsabilità che ne derivano. Ce ne sono ancora di questi politici?

Nel frattempo, scendendo di livello nel discorso, prende spazio sulla stampa la cosiddetta “benzina del sindaco”, cioè distributori gestiti dai comuni così che possano applicare prezzi agevolati, poco più alti del costo d’acquisto. Ci sono esempi in alcune località del nostro Paese. Ha fatto notizia più di altri il modello di Valle Castellana, nel Teramano. Il Comune è proprietario dell’unico distributore del posto e vende carburante a prezzi calmierati, fino a 20 centesimi in meno al litro. In questo modo salva un servizio essenziale che fa risparmiare le famiglie.

Domanda: perché nessun altro Comune segue Valle Castellana? Perché le cose più semplici hanno sempre la porta chiusa, in Italia come in Europa. All’ente pubblico è impedito di entrare in un mercato dove operano società private: si aprirebbe un conflitto con il concetto di libera concorrenza. A meno che il distributore sia l’unico sul territorio comunale e nessun privato l’abbia voluto gestire. Solo in questo caso l’intervento pubblico si giustificherebbe come un servizio essenziale. Senza dimenticare gli altri vincoli burocratici e operativi che complicano l’operazione.

Ecco perché la “benzina del sindaco” rimarrà un unicum, o comunque, potrà essere venduta soltanto in poche località. Per tutte le altre non rimane che attendere che le condizioni geopolitiche internazionali, da cui discendono gli aumenti, si normalizzino, così che anche la speculazione smetta di mostrare i suoi denti famelici. Per il resto, ciò che ipotizza Cottarelli, cioè l’aumento dei salari così da far fronte agli aumenti, si spera possa un giorno diventare realtà. Appunto, un giorno. Che per il calendario della politica (e del sistema) non ha date di scadenza.

caro benzina sindaco – MALPENSA24
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