Il Pd di Busto boccia il «rimpasto infinito» e il sindaco, «un uomo solo al comando»

Paolo Pedotti (Pd)

BUSTO ARSIZIO – Il Pd boccia senza appello il rimpasto di giunta: «È l’ultimo capitolo di una farsa – sostiene il segretario cittadino Dem Paolo Pedotti – dimostra che la maggioranza è tenuta insieme solo da un manuale Cencelli sempre più difficile da applicare e che il sindaco Antonelli è un uomo solo al comando che non si fida più dei suoi alleati dopo anni di scontri interni». Dal Pd, che è all’opposizione, arriva un appello: «Busto ha bisogno di stabilità e visione, non di un rimpasto infinito».

«Rimpasto infinito»

«Il blitz di questi giorni – sostiene Paolo Pedotti – rappresenta solo l’ultimo capitolo di una farsa che i cittadini di Busto sono costretti a guardare da ormai troppi anni. Con la revoca in Giunta di Alessandro Albani e l’ingresso di Claudia Cozzi, il Sindaco Antonelli ha firmato l’ennesimo rimpasto di una consiliatura segnata dai continui litigi per gli equilibri di potere. Dall’inizio del mandato, abbiamo assistito a una girandola di nomi e deleghe che non ha eguali: dal maxi rimpasto del 2024, che ha visto cambiare metà della squadra di governo, ai pressanti rimpasti evocati e poi congelati nei mesi successivi». Tanto che Pedotti parla apertamente di «rimpasto infinito» a proposito dei continui cambi nell’esecutivo Antonelli.

Le conseguenze

La questione si ripercuote sulla città, secondo il segretario cittadino del Partito Democratico: «Busto non può permettersi un’amministrazione che azzeri visione e competenze acquisite a brevi intervalli regolari – afferma Pedotti – questa instabilità ormai perenne dimostra che la maggioranza è tenuta insieme solo da un manuale Cencelli sempre più difficile da applicare, e non da un progetto autentico volto al bene della città. Ancora più grave è la scelta del Sindaco di trattenere per sé la delega al Bilancio, sfilandola alla Lega. È il segno definitivo di un uomo sempre più solo al comando che, non fidandosi dei suoi alleati dopo anni di scontri interni, decide di accentrare la gestione delle risorse comunali».

La questione politica

E il caso, per il Pd, è politico: «Mentre il Sindaco si occupa di spostare pedine sulla scacchiera politica per placare la sete di potere di Fratelli d’Italia, o per punire la Lega, i problemi reali — dalla sicurezza alla rigenerazione urbana — restano al palo. È ora di dire basta a questo rimpasto infinito: la città ha bisogno di stabilità e visione, non dell’ennesimo decreto di nomina nato tra i dissidi di Palazzo Gilardoni». E rispetto alla reazione della Lega – strappo o soluzione a “tarallucci e vino” – Paolo Pedotti propende per quest’ultima soluzione: «Per noi non cambia molto, però vedendo lo storico è probabile la seconda ipotesi».

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