VARESE – Ciro Calemme non venne nemmeno sfiorato dall’inchiesta Mensa dei Poveri. Altre furono le questioni che lo portarono ad avere “rapporti” con la giustizia. Tutte regolati da un’assoluzione con la formula più ampia. Però Calemme è stato uno dei pochi non rinnegare mai il suo passato di forzista (o meglio della Forza Italia, Agorà compresa, che ruotava attorno al Mullah) e l’amicizia – in politica e fuori dalla politica – con Nino Caianiello. Tacque a lungo, certo.
In tutti questi anni, dal 2019 a oggi, lasciò – anche a Varese – campo libero. In quella Forza Italia devastata dall’inchiesta non aveva più margini di manovra. E anche ora, con le assoluzioni di Carmine Gorrasi, Lara Comi e Pietro Tatarella, Ciro Calemma non parla. Per ora scrive. Un commento. Proprio in calce al post di Tatarella – che pubblica una foto di se stesso in manette risalente al giorno dell’arresto – e si leva qualche sassolino dalle scarpe.
Macigni, verrebbe da dire, poiché in poche righe affidate ai social spara ad alzo zero su chi «mal consigliò il commissario Giacomo Caliendo», ovvero chi oggi è – constata Calemme – ai vertici del partito. Non fa nomi Calemme, ma i riferimenti sono chiari. Qui sotto riportiamo il commento che Ciro Calemme ha postato, parole che lasciano intendere che la questione, politicamente parlando, non finisce con una risposta a Pietro Tatarella.
Il verminaio illegale
Caro Pietro Tatarella il tempo, oltre ad essere sempre galantuomo, detta anche il tempo della memoria e della parola. La tua analisi è lucidissima ma devo “rimproverare” qualcosa alla tua memoria che non può passare inosservato.
In questa vicenda c’è un grande assente e chi all’epoca lo rappresentava: il nostro partito, Forza Italia. Mi ricordo ancora quando la coordinatrice regionale (Mariastella Gelmini) inviò in provincia di Varese uno spaesato senatore (oggi, ahimè al cospetto di Dio) di nome Caliendo che non esitò a dichiarare, anche pubblicamente, che il partito in provincia di Varese fosse un verminaio, un luogo di illegalità.Mi ricordo ancora quando si presentò in sede e alla presenza mia e di un’altra persona, andava strappando le bandiere di forza italia affisse al muro, pretendendo la consegna anche delle targhe in plexiglas fissate al muro.
Magari il suo atteggiamento fu dettato anche da fuorvianti comunicazioni da chi oggi nel partito in provincia occupa posizioni apicali in città, provincia e regione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Un esempio su tutti: abbiamo il partito in Provincia in maggioranza a guida PD e agglomerati vari e fa finta di fare opposizione in Comune all’attuale amministrazione. Ma anche lui pagò il suo prezzo politico quando nel 2022 alle elezioni il partito gli preferì una tale Licia Ronzulli al suo posto in senato.
Potrei continuare ancora ma mi fermo qui a condividere questo momento di gioia che, mi auguro, cancelli quelli passati che oltre colpire la tua persona (la foto dice tutto) hanno, inevitabilmente, colpito i tuoi cari, la tua famiglia.
