Il sogno di Fontana per dare la sveglia a Salvini

lega fontana salvini
Attilio Fontana vuole un nuovo sogno per la "sua" Lega

di Massimo Lodi

Si racconta che durante il direttivo lombardo della scorsa settimana, a Salvini puntiglioso nell’elencare i finanziamenti ministeriali ricevuti dal territorio per modernizzarlo, Attilio Fontana abbia replicato: le opere non bastano, serve un sogno.

Eccolo, il punto su cui insiste la fronda leghista. Chiamata Effe (F) 3, dalle iniziali dei governatori: Fontana appunto, Fedriga, Fugatti. Ai quali de iure aggiungere l’ex doge Zaia, più una serie d’amministratori locali, che definire delusi è un eufemismo. Delusione spiegata coram populo, al leader impegnato nel riempire in via Bellerio fogli d’appunti (addirittura una decina), da Massimiliano Romeo, segretario del Carroccio padano/prealpino. E forse spiegatagli in camera caritatis da Giancarlo Giorgetti, totem di bottega e istituzionale.

Non si tratta solo d’un rammarico da consenso in discesa. Anche d’un timore di calo dei disponibili a entrare nelle file del partito. La militanza ha bisogno di valori, orizzonti, progetti per divenire tale. Se qualcosa vien meno nel pacchetto proposto sul mercato politico, il rischio è che le potenziali nuove adesioni si ormeggino altrove. In particolare sulla sponda di Vannacci, approdo ormai preferito dalla migrazione del voto di destra destra, ma anche del voto post leghista.

Di qui l’appello lanciato da Fontana: restituire ai lombardi il sogno datogli all’inizio dell’avventura bossiana, adeguato alle condizioni richieste oggi dalla domanda d’un elettorato inquieto, confuso, in cerca di rassicurazioni. Passando dalla teoria alla pratica, come auspicato su Malpensa24 da Vincenzo Coronetti. In che modo fare? Facendo squadra, ha chiosato Romeo. Magari l’ha ripetuto Giorgetti a Salvini, visto che il capo lascia filtrare (è la prima volta) il placet a essere affiancato da una sorta di direttorio con cui spartire le prossime strategie. Se l’intenzione collaborativa ha da volgersi in scelta pragmatica, la decisione andrà presa in tempi rapidi, così da portare qualcosa d’innovativo e praticabile sul pratone di Pontida, il 20 settembre.

In fondo conviene a Salvini una guida cui altri partecipino: meglio cointestarsi quanto s’appresta a venire, piuttosto che essere contestato. Nel caso d’un “quanto “ positivo, Matteone avrà dimostrato la saggezza del primus inter pares capace di coinvolgere sodali riottosi; se negativo, avrà dimostrato analoga saggezza, evitando di montare in solitudine sul banco degl’imputati. Possibile un promemoria in tal senso di Giorgetti, che l’arte della mediazione la conosce perfino più dell’arte dell’economia, in cui è maestro. Fontana si augura che l’auspicata sveglia anticipi il richiamato sogno: di paradossi virtuosi c’è urgenza.

lega fontana salvini – MALPENSA24

 

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