C’è sciocchezza e sciocchezza, ma quella che, secondo la pastora evangelica Paula White-Cain (Cain come Caino), Donald Trump può essere paragonato a Gesù, ci sembra inarrivabile. Il problema è che, per tutti noi è una enorme sciocchezza, anzi, una bestialità, ma dall’altra parte dell’Atlantico e non solo, per molti è una considerazione degna di rispetto. Trump e Gesù, accostamento e binomio che, soprattutto a Pasqua, ci appare blasfemo. Però è un segno, preoccupante segno, dei tempi. Di una società che sembra avere perso i punti di riferimento fondamentali per la civile convivenza. E, anche a causa di questo americanone leggermente svalvolato, convinto di meritare il Nobel per la pace dopo aver scatenato una guerra e rimestato in tante altre, è una società che rischia di andare alla deriva.
Sappiamo quale siano gli scenari internazionali e le conseguenze per il nostro Paese. Viviamo questi giorni di inquietudine nella speranza di una svolta che per ora non è neanche alle viste. Papa Leone lancia moniti inequivocabili: “C’è chi crede di avere un’autorità senza limiti, e di poterne abusare”, e ancora: “Basta conflitti, ne risponderete a Dio”. Chi lo ascolta? Trump di sicuro non lo sente nemmeno, sommerso dal suo ego ipertrofico. E noi?
Noi siamo alla prese con una crisi economica e energetica che, di questo passo, finirà per travolgerci. La premier Giorgia Meloni è partita di sua sponte per i Paesi del Golfo nel tentativo di garantire sufficienti rifornimenti di petrolio, viaggio lampo quanto opportuno alla luce di avvisi per nulla rassicuranti. Citiamo l’aumento dei prezzi di benzina e generi alimentari, l’effetto più pesante per il portafoglio delle famiglie. Per non dire delle difficoltà delle aziende cosiddette energivore. I cahiers de doléances potrebbe continuare a lungo.
Constatazione ovvia: il periodo non è esattamente dei migliori. La politica, e già, la politica di casa nostra, ci riserva momenti epici a tutti i livelli, a Roma e in periferia. Persino nello sport nazionalpopolare per eccellenza, il calcio, non troviamo uno straccio di effimera consolazione: Italia fuori dai mondiali per la terza volta di seguito, cocente delusione collettiva come specchio di un Paese che arranca, energeticamente depresso. Sarà una Pasqua da ricordare o da dimenticare, a seconda delle opinioni.
Peggio ci sentiamo pensando a quanto succede in giro per il mondo, al dolore e alle devastazioni provocate dai conflitti bellici, ai migranti che continuano a morire in mare e che nemmeno fanno più notizia, ai femminicidi senza fine, al disagio giovanile e via elencando. I nostri vecchi sintetizzavano le difficoltà con una espressione soltanto all’apparenza banale: “Chissà dove andremo a finire”. Un dubbio che valeva cento anni fa, di più vale per la precarietà dell’oggi. Possiamo non pensarci adesso che è Pasqua? Impossibile chiudere gli occhi di fronte a tutto ciò, coscienti che Pasqua è però sinonimo di Resurrezione.
