VARESE – «Conosco questa scuola e le vostre maestre da moltissimi anni e abbiamo sempre lavorato insieme, anche quando ancora non facevo l’assessora, ma la maestra io stessa. Questo luogo era un simbolo perché si facevano le cose meglio, e bene: noi maestre copiavamo che cosa si faceva alla Pascoli, tra sperimentazione e lezioni alternative». Così Rossella Dimaggio si è rivolta oggi, mercoledì 14 maggio, alle classi della primaria di Varese che si sono riunite in palestra per celebrare il settantesimo anniversario dalla fondazione, avvenuta nell’ottobre 1954.
L’incontro si è svolto alla presenza della dirigente scolastica Katia Gargano, dei responsabili dei Servizi educativi Stefania Bronzi e Goffredo Messina, della referente di plesso Angela Giangrande nonché di ex docenti e alunni, rispettivamente Luisa Grossi, Salvatore Licausi, Piera De Maddalena, Paolo Verolla e Francesco Lobello, Luigi Mazzani, Luigi Crugnola, che hanno ripercorso la storia dell’istituto e condiviso con gli studenti di oggi le loro esperienze nella struttura in viale Ippodromo.
«Non è mai cambiato il suo cuore: le persone»
«Una delle poche scuole a tempo pieno – ha aggiunto Dimaggio – perché le vostre maestre sono le più brave di tutta Varese. Auguro il buon compleanno a questa “signora” Pascoli, che non dimostra gli anni che ha»; per Gargano quello festeggiato è stato un traguardo che «racconta la storia non solo di un edificio scolastico, ma di una comunità intera. In questi decenni la Pascoli è cresciuta, si è trasformata, adattata ai tempi, mantenendo però sempre saldo il suo ruolo di luogo di formazione, accoglienza e crescita. Sono passati di qui centinaia di studenti, insegnanti, collaboratori e dirigenti che hanno lasciato un segno indelebile, contribuendo con passione e impegno a costruire ciò che siamo oggi. È emozionante vedere oggi insieme ex alunni ed ex docenti, ciascuno con un ricordo, un aneddoto, una testimonianza. Le trasformazioni del plesso parlano di evoluzione architettonica e didattica, ma ciò che non è mai cambiato è il cuore pulsante della scuola: le persone».
Musica sinfonica e operistica per educazione fisica
De Maddalena, ex vicepreside, ha raccontato come in origine i libri da portare fossero solo quello delle letture e il sussidiario, «con i simboli dei numeri da uno a dieci per gli studenti e i quaderni su cui si scriveva con il pennino a inchiostro: c’erano l’alfabetiere, il registro cartaceo e la pagella che per prima e seconda era bianca mentre dalla terza alla quinta era azzurra». Crugnola, primo alunno a mettere piedi nella Pascoli settant’anni fa, di quel momento ha ricordato soprattutto la paura della maestra che, proveniente dall’Istria lo intimidiva con la sua altezza; per Mazzani «il giorno più bello della settimana era il giovedì perché si faceva vacanza».
Licausi, trentacinque anni d’insegnamento nell’istituto varesino, ha ripercorso le attività svolte in collaborazione con il Comume – dalla visita al collettore per rendere pulite le acque del lago agli appuntamenti con vigili urbani e pompieri – le recite e i canti delle opere liriche; «benemerita» la riforma entrata in vigore dal 1990: «Prima c’era un insegnante unico, poi ciascuno si è potuto scegliere tre o quattro materie, con un miglioramento sia quantitativo che qualitativo». Tra le esperienze più amate «l’ora di educazione fisica svolta a suon di musica sinfonica e operistica».
Inni, poesie e interrogazione
«Sono cambiate tantissime cose ma vedo sempre la stessa luce negli occhi dei bambini, disposti al sorriso e bravi ad ascoltare in silenzio», ha osservato Verolla: «sono arrivato qui nel 1990 e ciò che ricordo con più piacere è stato il gruppo dei colleghi che mi hanno accolto». Gli alunni, che all’incontro hanno cantato l’inno d’Italia e quello della Pascoli, hanno inoltre recitato alcuni componimenti – “D’estate”, “La mia sera”, “Mare” – del poeta a cui la scuola è stata intitolata, “interrogando” poi a loro volta ex insegnanti e studenti, a partire dalla punizione più estrema che in passato potesse essere inflitta – «essere messi dietro alla lavagna», così De Maddalena – o che cosa succedesse nel caso di un problema personale di qualcuno: «Prima se ne parlava in collegio docenti – questa la risposta – e poi con i genitori: quando si condivide una difficoltà si riesce a superarla».
Cento attestati agli alunni dei centri di prima alfabetizzazione di Varese

