La Pallacanestro Varese? Come il trenino di Villa Mirabello

Il coach Mandole (foto di Alberto Ossola)

*di Marco Pinti

Milano è un posto dove succedono un sacco di cose. Ieri c’erano due derby in una sola domenica: a San Siro l’imprevedibile derby della Madonnina, al Forum di Assago il derby della Madonna, di Lourdes. In effetti, che alla Pallacanestro Varese sarebbe servito un miracolo lo si è capito già quando i padroni di casa sono entrati in campo.

Milano, Emporio Armani. Inutile dire che con uno sponsor così, anche un cavolfiore riuscirebbe a sembrare un fascinoso atleta. Figurarsi quando i modelli ingaggiati sono i campioni d’Italia, pagati come si conviene a chi può permetterselo. Quello con la barba rossa, per esempio, da noi valeva mezzo bilancio alla voce stipendi. Ma al di là della contabilità, bastavano le espressioni del viso, il molleggiare spavaldo e dinoccolato, l’elaborata coreografia stile Tai-chi del loro riscaldamento, a scomodare l’intercessione di Santa Bernadette in favore dei più deboli. Il confronto estetico valeva da solo il prezzo del biglietto, perché richiamava a una scelta di campo precisa. Da una parte gli scintillanti paladini della ZTL, dall’altra gli sgangherati eroi dell’epopea Mandoliana, con quell’aria da pendolari appena scesi da un autobus sostitutivo dopo un guasto ferroviario.

In un certo senso è la storia più vecchia del mondo: Achei contro Troiani, Cowboy contro Cheyenne, leoni contro antilopi, tosaerba contro giardino. L’esito di solito è scontato, ma non è una buona ragione per arrendersi. Perché Ettore muore nello scontro con Achille, ma almeno si toglie la soddisfazione di sfregiargli lo scudo. Toro Seduto viene sconfitto, ma con lo scalpo del generale Custer in bella mostra nella tenda. Anche le antilopi, poverette,  ci provano a scappare, fosse solo per non perdere la faccia davanti ai cameramen del National Geographic. Morire sì, ma non di vergogna. Sarà l’istinto, non so. Io so soltanto che ieri sera ci siamo lasciati tosare come un’aiuola di Palazzo Estense. Malinconici come il cigno nella pozza, poetici come il trenino di Villa Mirabello, sgomenti come la sua mummia, siamo affondati nell’inerzia come le palafitte di Golasecca.

*Comunicatore politico
e tifoso Pallacanestro Varese

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