La politica volgare. A Roma come a Somma Lombardo

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Rissa in parlamento (immagine di repertorio)

Scopriremmo l’acqua calda affermando che la politica nazionalpopolare è un coacervo di risse, insulti, cadute di stile e offese al decoro istituzionale. Nemmeno possiamo ignorare atteggiamenti e scenari che confondono i cittadini, li disorientano e, soprattutto, li allontanano dalle urne. Vero, la scarsa partecipazione agli appuntamenti elettorali ha molteplici motivazioni, tra queste c’è però il fastidio provocato dalla mancanza di dialogo, di un pur necessario, ineludibile confronto ma affrancato dallo scambio reiterato di pesanti invettive e accuse personali reciproche.

La posta in gioco, ad esempio per l’imminente referendum costituzionale sulla giustizia, è alta, sia nei contenuti sia per la verifica politica che la consultazione referendaria comporta. Così si finisce per straparlare (“La magistratura è un plotone d’esecuzione”) o per schierarsi  a seconda delle appartenenze invece che per effettive convinzioni di merito. Basta accendere la Tv per rendersi conto di quanto sta accadendo: il dibattito è dominato dalla volgarità. Succede a Roma, dove il presidente del Senato, Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato, dà del coglione a un senatore, dove tra Matteo Renzi e il ministro Adolfo Urso, sempre a Palazzo Madama, volano parole grosse; succede nei talk show che ammorbano le trasmissioni televisive, sui giornali, nei corridoi dei Palazzi del Potere.

E succede in periferia, specchio del panorama più generale, con esponenti politici incapaci di affrontare le questioni senza alzare la voce o insultare. Prendiamo Somma Lombardo, città chiamata al voto a fine maggio: sta succedendo di tutto per la scelta del candidato sindaco del centrodestra. Spettacolo indecoroso tra i rappresentanti dei diversi partiti che pongono veti e minacciano sfracelli (politici) a fronte della mancanza di veri leader locali capaci di tenere a freno le velleità e l’arroganza di qualcuno, convinto che senza di lui naufraghi l’intero impianto amministrativo. Una pena, lasciatecelo dire. Alla fine una soluzione allo scontro in atto a Somma Lombardo dovrà essere trovata, ma al prezzo di un velenoso corpo a corpo che, inevitabilmente, favorirà gli avversari di sinistra. E una soluzione alla bagarre referendaria la troveranno gli elettori, tra una decina di giorni. A patto che il risultato, qualunque sia, non funzioni come nuova benzina sul fuoco.

Del resto, i tafferugli parlamentari hanno una lunga storia, a cominciare dal 1949 quando il comunista Giuliano Pajetta si lanciò “a catapulta” , come verbalizzarono gli stenografi di allora, su un gruppo di colleghi deputati. Che la politica, come sosteneva Rino Formica (imperdibili i suoi aforismi), sia sempre stata “sangue e merda”, è risaputo. Formica parlava anche di “nani e ballerine”, ma un tempo agivano in perimetri ben definiti. Oggi hanno campo libero. Invece non ricordiamo chi ha detto che “nei politici si osserva un netto miglioramento. Nel peggiorare”. Purtroppo dobbiamo dargli ragione.

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