di Gian Franco Bottini
“La prima gallina che canta ha fatto l’uovo”. Bisognerebbe che qualcuno ricordasse alla nostra Premier questo vecchio adagio ogniqualvolta lei, captando provocatorie notizie riguardanti il suo partito/famiglia, non riuscisse a frenare la sua voglia di andare a “betegare” sulla stampa. Così è stato sull’ultima questione relativa alla sorella Arianna dove prezioso, senonché tardivo, sarebbe stato assecondare il suggerimento di soprassedere, onde evitare evidenti danni che si sarebbe generati intervenendo con troppa impulsività.
In primis si sarebbe evocata l’immagine di quella gallina e incentivata la ricerca dell’ipotetico “uovo” (se mai ce ne fosse), secondariamente si sarebbe dato fiato ad un discorso in quel momento assai asfittico, infine si sarebbe dato il la alla inevitabili sequenza di castronerie da parte dei Fratelli. Probabilmente Giorgia Meloni non è ancora uscita dal più che decennale stato d’animo (“mood” per far piacere ai più smart) da opposizione dove ogni bazzecola che appariva sui media era tanto zucchero per fiondarvisi e far visibilità; oggi deve capire che tutto quanto dice “potrà essere usato contro di lei”.
All’inizio, questa sua ingenua esuberanza dialettica può aver fatto simpatia, oggi… E in effetti questo affaire Arianna, così come si è presentato, aveva tutte le caratteristiche per essere trattato con “calma e gesso”, non comprendendosi, tra l’altro, quale fosse il “capo d’accusa”.

Innanzitutto la fonte della notizia , lo stimato Alessandro Sallusti, avrebbe potuto far nascere qualche dubbio su “a chi giova”. Facile era buttarsi d’impulso sulla sinistra parlamentare (difficile non pensarci, per la verità); forse un po’ più fantasioso pensare a Renzi che, se anche in questo momento pare far di tutto per riacquistare un posticino nel cuore della sinistra, per molte ragioni, anche di frequentazione estera, avrebbe tutte le convenienze a non sollevare questioni di etica e morale politica.
Un po’ più complesso ma non impossibile , avrebbe potuto essere per la Meloni ipotizzare una specie di “fuoco amico” proveniente da quella parte della sua coalizione che nel passato, in situazioni analoghe, ha dimostrato di saper giocare di squadra proprio con Sallusti.
Andando comunque ai contenuti ed essendo legittimo, e qualche volta doveroso, che chi governa scelga le persone di sua fiducia per certi ruoli di responsabilità, ed essendo altresì notorio che la signora Arianna è un importante esponente del partito di maggioranza, legittimata quindi a fornire in quell’ambito i propri pareri, a noi è parso che la sua citata influenza sull’argomento nomine, così come descritta, non fosse in alcun modo un problema . Certo che la “fiducia” di cui sopra deve essere considerata sussidiaria al “merito” (adeguatezza al ruolo, esperienza, preparazione, etc); ma di ciò, che è il punto cruciale, non si è mai fatto cenno in alcun articolo di giornale.
Si è accennato invece, come fosse un vulnus, alla partecipazione di Arianna a certe riunioni in cui si parlava di incarichi. Escludendo che si trattasse di Consigli dei Ministri, non possiamo che pensare a riunioni di maggioranza nelle quali probabilmente qualcosa, riguardo alla signora in questione, non è stato giudicato “in tono”: presenza, ruolo, comportamento? Tutte questioni comunque interne a una coalizione, il che ci riporta, e lo dovrebbe fare anche il Premier, a meditare su “a chi giova”.
In definitiva sembrerebbe tutta una “ballonata”, alla quale non dare molto interesse per le cose dette, ma forse un po’ di più per quelle eventualmente non dette e che alla Meloni potrebbero non essere sfuggite, innescando così la sua reazione. Si voleva forse attaccare quel concetto di partito/famiglia ventilando anche, se non una sudditanza, una non indipendenza di giudizio del Premier e quasi una sua prevaricazione in tema di incarichi? Si voleva, e non si è osato dirlo, attaccare il Funzionario di partito Arianna per scelte che privilegiano la “fiducia” (che spesso nasce puramente dall’amicizia) rispetto al “merito”? O addirittura sollevare il problema di una sua “ingombranza” politica?
Oppure, e cambierebbe tutto lo scenario, in un momento di evidente conflittualità governo/magistratura, si è voluto giocare la “briscola” per essere i primi a comandare il gioco? Prendete quest’ultima eventualità come una semplice provocazione, perché in caso contrario il famoso “uovo” potrebbe non essere una semplice ipotesi e più che un diverso capitolo si aprirebbe un diverso romanzo.
