di Claudio Ghisalberti
Mario Cipollini è felice, sorridente. “Mi hanno fatto una sorpresa stupenda due grandi amici, avversari, rivali. Sono venuti a trovarmi Fabiano Fontanelli e Roberto Conti”.
Cipo che si dice della tappa del Giro?
“Io e Fabiano, appena ci siamo visti, ci è venuto in mente Matera, perché la tappa che io ho vinto a Matera, questo signore qua, gli ha dato una legnata a un chilometro e tre dal traguardo che è stata micidiale. L’abbiamo ripreso a inizio volata se no, ciao!”.
Abbiamo visto che si è mosso Roglic.
“Di questo ne parlavamo con Roberto. Si, s’è mosso ma un pochino. In realtà è un ciclismo, come possiamo definirlo, molto calcolato e poco appassionato, perché abbiamo visto Caruso che è partito a un chilometro e due, forse anche un po’ di più dall’arrivo. E lì era il momento esatto per contrattaccare. Quando hanno ripreso Caruso qualcuno doveva partire. In quel momento la Trek non aveva una squadra per tenere il controllo. C’era soltanto un corridore, Vacek, per cui lì c’è terra libera per poter tentare e attaccare. Invece no, si sono messi dietro e hanno aspettato la volata in un modo quasi incomprensibile”.
In carovana c’è molta polemica per i cartellini gialli. Ieri il tedesco Kanter è stato anche declassato dall’ordine d’arrivo cosa che ha fatto infuriare l’Astana a caccia di punti per restare nel World Tour.
“Con questi cartellini gialli, se ci fossero stati ai tempi miei Abdujaparov sarebbe stato sempre espulso. Marino Basso mi ha raccontato di una volata in cui aveva davanti un compagno che lo stava pilotando in quel momento. Dietro sono caduti e l’altro s’è girato a chiedere a Marino cosa fosse successo. Basso gli ha risposto: “Menare, quaranta in meno”. Questo è fondamentalmente un po’ il ciclismo con cui siamo cresciuti noi. Probabilmente è anche giusto che ci siano delle linee guida, che non avvengano scorrettezze, che si evitino i pericoli. Però è normale amministrazione, quello che tenta di entrarti e darti la gomitata e prenderti il posto. È sempre accaduto. Poi come avveniva una volta? Dopo la tappa ci si parlava e si risolvevano le cose. Ora ci sono i cartellini gialli, va bene così, è giusto che sia così. Quello di Kanter è stato un gesto che in qualche modo può essere qualificato come scorrettezza. Ai nostri tempi era normale amministrazione nelle volate, questo accadeva. Eri tu, Pedersen, di turno che dovevi farti rispettare e far sì che in quel momento non entrasse nessuno per rubarti la ruota. Però il declassamento sinceramente la vedo esagerata come cosa. Non giusto. Non vorrei che in queste situazioni viene fuori l’Unione Ciclistica Internazionale che vuole mostrare in qualche modo anche la propria autorità. Qualche cartellino giallo forse andava dato anche agli organizzatori perché ho visto che nel finale c’erano passaggi pericolosi. Le spallate fanno parte del gioco nelle volate, questo è da dire. Che non siano giustamente cattive o che creino dei danni”.
Mario, per concludere, una domanda: detto che Pedersen è stato eccezionale ha forse commesso l’errore in volata di aprire la porta a sinistra per Zambanini?
“Lo abbiamo guardato e riguardato anche noi. Pedersen temeva la rimonta di Pidcock e si è spostato in modo leggero e senza danneggiare nessuno, verso destra. Una manovra d’esperienza. Però così facendo ha lasciato spazio a sinistra e Zambanini è stato davvero bravissimo. Rimonta eccezionale. Da applausi”.
