L’arma più pericolosa per Salvini

salvini meloni vannacci
Matteo Salvini

di Massimo Lodi

Salvini sicuro: nessun bisogno d’un voto primaverile per mandare nuove armi a Kiev. Magari avesse ragione: significherebbe che fra pochi mesi la guerra, laggiù, è finita. Il resto del mondo pensa diversamente, ma che sarà mai? Perfino Meloni, trapezista da applausi, salta a sorpresa sulla corda della trasferta giapponese: non nega la possibilità d’un invio di soldati italiani in Groenlandia, in curiosa difformità col ministro della Difesa Crosetto. L’argomentazione è: su questo decide la Nato, noi siamo nella Nato, ci si pronuncerà tutt’insieme. Vedremo.

Intanto vediamo un orientering change, giusto a usare parole dello slang trumpista, circa la conquista della Terra dei ghiacci. Un cambio d’atteggiamento, sia pure nella forzosa cordialità tra alleati. Non è che lui, il sor Maga, sia sempre da incoronare, la qualunque esprima. Ogni tanto è da decoronizzare, se no la qualunque finisce per risultare ogni nazione dell’intesa occidentale.

Salvini (pezza giustificativa) ignorava lo sbalzo d’umor politico della Meloni. Egualmente Tajani, del resto consapevole che se il diritto internazionale vale fino a un certo punto, figuriamoci il diritto individuale a informare, da parte della presidente del Consiglio, i vicepresidenti del medesimo. Sono i gaudiosi misteri dell’italianismo politico, con radici nella disinvoltura machiavellica e nell’individualismo guicciardiniano. Eredità morale (antica sola) che conserviamo arricchendola, volenti o nolenti.

Dunque, sul caso degli Inuit, tempo al tempo: Meloni s’è portata avanti. Sul caso dell’Ucraina, Salvini s’è tirato indietro. Ma anche qui, tempo al tempo: trattasi di parole rivolte al futuro. Nel presente la Lega -molte chiacchiere e qualche defezione a parte- tiene botta: il suo voto ha pesato. Idem ha pesato la dissociazione di Vannacci, seminando nervosismo a fior di palle nel partito che l’ha accolto e di cui egli pensava forse di raccogliere il testimone, impadronendosene. Eh no, su questo non ci sta la base degli affezionati e neppure l’altezza degli obiettivi ai quali mira il segretario. Arruolato per sottrarre voti al radicalismo dei Fratelli d’Italia, Vannacci rischia di toglierne al realismo dei fratelli nordisti, tanto che alcuni prefigurano la scissione. Noi con noi, lui con lui.

Ipotesi non fantascientifica, se è vero che, prima della partenza per l’Oriente, Meloni ha dovuto concedere a Salvini un tot di misure securitarie allo scopo di tacitare l’agitarsi dell’estremismo vannacciano sull’argomento. Infatti non solo la sinistra imputa alla destra un deficit di tutela dei cittadini, lo imputa anche la destra nei confronti di sé stessa. Quella destra incline ai metodi militarizzanti che Salvini teme gli vengano sfilati dal suo avatar: ieri senza l’ex comandante parà la Lega sarebbe naufragata alle Europee, oggi potrebbe ripresentarsi il pericolo. Ma con Vannacci a capo d’un partito concorrente. Arma più temibile di quelle da mandare a Kiev.

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