Se devo scegliere un posto, uno solo, che rappresenti #lavueltaamimanera questo il Pago de Cirsus. È un hotel, ma anche una bodega, una cantina, un ristorante. Ma è anche molto di più. È un posto bello, ma bello davvero, e in pace. È come un faro nel mare. Però c’è la torre e non la lanterna e il mare è solido e verde. Il verde dei vigneti attorno. Ti siedi fuori, sotto un olivo, e ti immergi nella tranquillità. Lasci che lo sguardo e i pensieri fluiscano. Ti lasci trasportare. Qualcuno dice che questo sia “fancazzismo”, io la definisco l’arte di non fare nulla. Però non fare nulla di fisico, perché la testa lavora. Oziare. Per qualcuno è ancora un male, forse anche perché questi non sanno stare con sé stessi. Per i latini l’otium, da cui deriva oziare, era il tempo libero dedicato alla riflessione, alla crescita personale, alla saggezza. E in un mondo iperveloce e iperconnesso per oziare bisogna essere forti.

L’aria delle Bardenas Reales
La maledizione negli ultimi anni ha voluto, perché se c’è il bello bisogna rovinarlo, che dietro impiantassero alcune pale eoliche. Una maledizione appunto. Dicono che servano. Pale che sfruttano l’aria che arriva dalle Bardenas Reales della Navarra, una zona semidesertica poco distante. Siamo tra sulla strada che da Saragozza sale a nord, verso Pamplona. Tudela, il paese del “cogollo”, la lattuga, è vicino.

Tappa obbligata
Ogni anno, alla presentazione della Vuelta, guardo subito due cose: quanta Andalusia c’è (quest’anno zero, il punto più a sud di questa Vuelta è Madrid) e se il percorso passa da queste parti. Se posso venire almeno una notte ad Ablitas. La prima volta, vent’anni fa. Se la corsa è nel raggio di 150 chilometri saluto la carovana, questa è una tappa fissa. Quest’anno qui non c’è più Nina. È morta. È arrivata Uva, la sostituta. Sono due cagnoline meticce che accolgono gli ospiti come fossero gente di casa. Ti aiutano con la loro simpatia e il loro calore a entrare nello spirito del posto.
Pamplona e la fiesta eccessiva
Peccato potersi fermare solo una notte, ma va bene anche così. Il viaggio prosegue e dopo l’arrivo di tappa a Valdezcaray, la Vuelta oggi trascorre il primo giorno di riposo a Pamplona. Città che non mi piace granché, troppo centrata al turismo correlato a San Fermin. Un turismo disordinato, sguaiato, alcolico. Una fiesta eccessiva. L’encierro dei tori e le corride sono solo la scusa per ubriacarsi. Corride dove manca la liturgia. Dove manca il silenzio perché la gente, fuori controllo, urla, canta e salta. Dove la morte del toro è solo un momento.
Torna la corsa
Domani, martedì 2 settembre, la Vuelta riprenderà con la 10a tappa e Vingegaard più favorito che mai. Ma quella è un’altra storia.
