Lega all’amatriciana, ammaliata da Roma. E Fontana richiama l’attenzione sul Nord

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Attilio Fontana alla Prima della Scala

MILANO – Aldo Cazzullo, una delle firme più autorevoli del panorama giornalistico italiano, scrive che “la Scala è, se vogliamo, uno degli ultimi segni dell’egemonia milanese, in un momento in cui il Paese diventa sempre più romanocentrico”.  Non sappiamo se Cazzullo, prima di affermare questo concetto, abbia letto l’intervista del governatore Attilio Fontana sul Corriere della Sera. Sappiamo però che i punti di vista collimano: tutte e due sottolineano le distanze tra Milano e Roma. Prendono spunto dall’assenza dei rappresentanti istituzionali, dal presidente Sergio Mattarella alla premier Giorgia Meloni, alla Prima del Piermarini, e argomentano sul disinteresse  della capitale per un evento milanese di portata mondiale.

Fontana dice di più: “Vertici del governo assenti alla Scala perché nella capitale il Nord dà fastidio”. E i ministri leghisti, nemmeno loro c’erano? “L’amatriciana è buona per tutti…”. Traduzione: si sono fatti ammaliare dalle sirene romane. Né più né meno quanto sosteneva Umberto Bossi che, nella stagione della Lega “dura e pura”, voleva tenere i leghisti eletti in parlamento in un residence, affinché Roma non li corrompesse. Sono passati più di trent’anni, la Lega non è più la stessa, è vero. Siamo però pronti a scommettere che un ministro come Giancarlo Giorgetti, per quel poco che lo conosciamo, non possiede nemmeno lo smoking per partecipare a un simile evento dai tratti troppo mondani: le sue radici di laghèe gli fanno preferire il teatrino di Azzate dove, con le canzoni di Enrico Ruggeri, ritrova le sue identità giovanili. E il milanese Salvini? Boh, forse è impegnato ad arredare la nuova villa che ha appena acquistato nel quartiere romano della Camilluccia. E gli altri? Nessuno se ne abbia a male se c’è chi maligna che qualcuno di loro scambia Shostakovich per l’ultimo acquisto del Milan. Una cattiveria gratuita, per dire.

Il risultato però non cambia: il palco reale non era mai stato così poco affollato. Di modo che l’avvocato di Induno Olona, che presiede la Lombardia, abbia modo di ribadire come “l’amatriciana sia davvero buona per tutti”.  Che, cioè, “esiste un modo di pensare, che definiamo romano, che è diametralmente opposto al nostro e che ha una sua brillante pervasività”. Non proprio una carezza, che rimanda alla nuova linea nazionale della Lega, che ha messo in un angolo la questione settentrionale e ha snaturato alla radice il Bossi-pensiero. Un cambio di passo ideologico sul quale Fontana non è mai stato d’accordo, anche se non lo ammetterà mai in modo esplicito, limintandosi a farlo intendere. E con lui altri leghsiti del calibro di Massimiliano Romeo, il coordinatore regionale del partito, per dirne uno. L’elenco è però ben nutrito, come si sa.

Di nuovo il governatore nell’intervista firmata da Giampiero Rossi: “… in questa fase di grande vitalità e trasformazioni è importante affrontare il tema del Nord. Ma è un argomento da impostare adesso e non dopo. Ed è un’operazione nell’interesse di tutti, perché il Nord che produce di più e sostiene economicamente l’intero Paese, non può e non deve rischiare di perdere o di vedere frenate le proprie potenzialità”. Poi, cercando di minimizzare, alla domanda se, nella Lega, esistono ora sensibilità diverse:“Non direi, esistono semmai diverse sensibilità territoriali, ma sono convinto che attorno all’idea di un Nord politicamente centrale ci si compatta sempre e comunque”. Si può girare intorno al problema, ma il nodo del Nord è per molti leghisti ineludibile. Roma non sarà più “ladrona”, come recitava uno slogan dei tempi belli, ma finisce per diventare “padrona”. Fino al punto che Fontana abbia modo di chiosare come irritato: “Noi viviamo bene anche da soli”.

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