La questione settentrionale, tema prioritario della Lega nelle regioni del Nord, torna alla ribalta per l’assegnazione di soli 180 nuovi agenti alla Lombardia sui 3 mila previsti dal Viminale per tutto il Paese. Una sottolineatura pesante che Attilio Fontana, governatore regionale, ripropone all’attenzione del governo e, in prima persona, del ministro Matteo Salvini il quale, come tutti sanno, è anche il leader della stessa Lega. La protesta di Fontana è inequivocabile: “Ancora una volta i territori sono sottovalutati” afferma indirizzando il messaggio anche e soprattutto al suo partito.
Una nuova miccia accesa all’interno del movimento che fu di Umberto Bossi e che vive un lungo periodo di agitazione a causa della svolta politica che guarda altrove rispetto alle esigenze delle regioni settentrionali da cui originò il Bossi-pensiero. Vecchio refrain che dà la stura a un botta e risposta tra le componenti leghiste. I salviniani di stretta osservanza, tra i quali l’ex segretario lombardo Fabrizio Cecchetti, invitano ad evitare nuove polemiche. Dal canto suo, Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, anch’egli di espressione leghista, osserva con tono positivo che l’arrivo di nuovi poliziotti incrementerà le attività di controllo del territorio, di contrasto all’immigrazione clandestina e di prevenzione dei fenomeni di allarme sociale come baby gang, maranza, spacciatori e criminalità in genere. Dichiarazioni di segno opposto alle critiche anche se, è bene precisarlo, Fontana sostiene di non avercela affatto con Molteni.
Comunque siano le circostanze, il problema settentrionale rimane apertissimo. Certo, Salvini ha di recente assicurato che intende addirittura militarizzare le stazioni ferroviarie “dove gira sempre troppa brutta gente”. L’attenzione è in primo luogo proprio sulla stazione di Milano, esposta all’insicurezza più diffusa. Ma non basta. Attilio Fontana prende spunto dall’assegnazione degli agenti per ribadire qual è l’oggetto del contendere, più volte posto sotto i riflettori, mai affrontato con decisione da Salvini. Ciò che il governatore lombardo chiede, assieme a Massimiliano Fedriga e all’ex presidente del Veneto, Luca Zaia, è un cambio di passo del partito. I sondaggi lo stanno penalizzando sotto l’incalzare di Futuro Nazionale di Roberto Vannnacci che, a quanto pare, sta per doppiare la Lega nei consensi dell’elettorato.
Si tratta di un’eventualità tutt’altro che peregrina, una volta constatato che le scelte di Salvini vadano a scontrarsi con le attese delle regioni più sensibili a certi proclami, dall’automomia alla sicurezza alle riforme fiscali. Temi attorno ai quali Fontana è stato netto nel dire: “E’ inutile che ci ritroviamo al Tavolo dei Territori (l’iniziativa per avere un luogo di ascolto delle istanze popolari, ndr) se poi nell’attività di governo alle parole non seguono i fatti, in special modo verso chi (la Lombardia) tira la carretta per tutto il Paese”. Nuovi segnali di un disagio che rischia davvero di depotenziare ancora di più un partito che dal 30 è crollato in pochi anni al 5 per cento, o poco più. E senza qual “cambio di passo” desiderato o, meglio, preteso dai governatori potrebbe finire addirittura per implodere.
La nota del Viminale
Dopo le rimostranze di Attilio Fontana per le scarse assegnazioni numeriche di nuovi agenti alla Lombardia, il Viminale ha diffuso lunedì 13 una replica che doverosamente segnaliamo. Eccola:
“Alle province della Regione Lombardia, dal 15 dicembre 2022 ad oggi, sono state assegnate 1.529 unità di personale della Polizia di Stato, con un saldo positivo, rispetto alle cessazioni dal servizio, pari a 533 unità. Ulteriori 173 unità saranno assegnate nei mesi di agosto e di settembre alle Questure e 91 agli Uffici delle Specialità (Polizia Stradale, di Frontiera e Ferroviaria) per un totale di 264. Tale ulteriore incremento porterà il saldo totale a oltre 790 unità”.
