Per il consueto appuntamento con l’editoriale promosso dall’associazione “La Lombardia che Vorrei”, nell’anno in cui ricorre il 212° anniversario di fondazione dell’Arma dei Carabinieri, oggi ospitiamo Roberto Leonardi, Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri – Sezione di Varese, punto di riferimento sul territorio per la promozione della legalità, del volontariato e della cultura civica.
Presidente Leonardi, qual è la missione di ANC Varese e quali risultati avete raggiunto in questi anni?
Dal 2016 ANC Varese si è posta come missione la diffusione dei valori e dei principi della legalità, in tutte le sue declinazioni, con uno sguardo particolare rivolto ai giovani e, quindi, al mondo della scuola. Un’ulteriore missione è stata, da subito, l’attenzione per chi ha bisogno e il nostro volontariato, dal 2021, è orientato a loro con un’attività quotidiana. In definitiva, ANC Varese ha sempre cercato di trasmettere ai cittadini il nostro essere Carabinieri, seppur in congedo, mantenendo uno spirito di servizio verso il prossimo che, devo dire con orgoglio, è posseduto anche da chi non ha prestato servizio nell’Arma dei Carabinieri e, oggi, è socio della nostra Associazione, come socio familiare o socio simpatizzante.
Dunque, quali sono i vostri risultati?
Dal 2016 a oggi abbiamo raggiunto tutti i traguardi prefissati e già questo è motivo di orgoglio. Il primo era quello di cambiare metodo di lavoro, stile e passo di un’Associazione d’Arma fondata il 21 giugno 1923. Questo è stato l’obiettivo del mio primo mandato, 2016-2021. Poi, a partire dal secondo mandato, 2021-2026, siamo diventati un punto di riferimento della città, in tema di legalità, di volontariato, di promozione della cultura e questo ci viene detto quotidianamente dai cittadini che ci vengono a trovare nella sede di via Romagnosi e ci viene anche detto in tutte le occasioni ufficiali dalle Autorità cittadine e provinciali. Poi, se devo dire, il traguardo raggiunto, per me motivo di grande orgoglio, è quello di aver creato un Nucleo di volontariato, composto oggi da 60 volontari, su 300 soci complessivi di ANC Varese, che fanno ogni anno più di 600 servizi, gratuitamente, donando al territorio il proprio tempo e le proprie competenze. Il mio obiettivo è sempre stato quello di far emergere la parte migliore di ognuno di loro e, allo stesso tempo, il mio pensiero è stato quello di metterli nelle condizioni di dare il meglio di sé. Spero di esserci riuscito, ma non tocca a me dirlo. Questo gruppo è cresciuto nel tempo, attorno a me, ed è nata una piccola “comunità del bene” al cui interno sono nate amicizie molto belle, una sintonia, una collaborazione e un aiuto reciproco che ha consolidato i rapporti interni e il benessere interno è il presupposto necessario per fare del bene agli altri. I volontari di ANC Varese sono il mio orgoglio e loro ci sono perché ci sono io, allo stesso tempo, io ci sono perché ci sono loro.
Quanto conta la sinergia con il territorio, con le istituzioni e con le scuole?
La sinergia con il territorio è fondamentale perché ognuno mette a disposizione le proprie competenze, esperienze e sensibilità. Ognuno di noi è un tassello di un mosaico la cui forma nasce proprio dall’unione di tutti i pezzetti. Ognuno, come dico sempre ai ragazzi, deve fare la propria parte. In questi dieci anni di vita associativa, abbiamo avviato relazioni e collaborazioni con tantissime realtà del territorio e da lì sono nati tanti progetti sociali molto importanti per la nostra città. Poi, una menzione a parte merita il rapporto con le Istituzioni pubbliche che nel tempo si è intensificato e che ha visto la firma di molti protocolli d’intesa. Ad oggi i volontari di ANC svolgono un’attività amministrativa su base volontaria presso la Procura della Repubblica, la Prefettura, l’Ufficio di Sorveglianza, l’Archivio di Stato e gli Ufficiali Giudiziari. Abbiamo firmato un protocollo d’intesa con il Tribunale di Varese per accogliere presso la nostra sede chi deve svolgere lavori socialmente utili e con l’Ufficio Scolastico Territoriale per seguire gli studenti delle scuole della nostra provincia nei progetti che un tempo erano denominati “Alternanza Scuola-Lavoro”. Ovviamente, non va trascurata l’importante collaborazione con l’Amministrazione comunale che, tra l’altro, dopo la chiusura della caserma Garibaldi, ci ha messo a disposizione l’attuale nostra sede di via Romagnosi che invito i cittadini a visitare.
Collaborate anche con il mondo scolastico?
Con le scuole lavoriamo dal 2016. È stato uno dei miei primi obiettivi, venendo anche dalla didattica e dalla ricerca, insegnando da molti anni presso il Dipartimento di Giurisprudenza di Brescia. Seguendo l’esempio del giudice Rocco Chinnici, che già negli anni ’70 andava nelle scuole per infondere nei ragazzi la cultura della legalità, ogni anno, almeno un paio di volte al mese, siamo in una scuola della nostra città e provincia, grazie ai dirigenti scolastici e agli insegnanti che ci accolgono sempre con entusiasmo. Con i ragazzi parliamo di legalità e loro sono sempre molto interessati e reattivi, in modo particolare quando si parla di criminalità organizzata. Queste visite nelle scuole, per quello che vediamo e ascoltiamo, ci danno molta speranza perché i giovani sono più attivi di quanto si possa immaginare ed è nostra responsabilità preparare il passaggio del testimone e cercare in loro i molteplici interessi e talenti che possiedono.
Che messaggio rivolge ai giovani e perché insiste tanto sul tema dell’indifferenza?
Ai giovani che si avvicinano alla nostra Associazione (solo nel 2025 più di 100 ragazzi nell’ambito del progetto “Alternanza Scuola-Lavoro”) diciamo sempre di prendere in mano la loro vita e di darle un senso e di finalizzarla a obiettivi. Oltre a quelli personali, sempre nobili, non devono trascurare il senso della vita di vivere in una comunità, essendo l’uomo un “animale sociale”, come diceva Aristotele. E la comunità dove ognuno di noi vive, che può essere la famiglia, una classe a scuola, un’Associazione, un quartiere, una città e così via, ha bisogno del contributo di tutti, in qualunque forma e come ognuno può. Il volontariato è, di certo, una possibilità di contributo alla comunità. Poi, quando io vado nelle scuole insisto molto sul concetto d’indifferenza, secondo me uno dei maggiori mali sociali attuali. Innanzi tutto, perché il volontariato è proprio una reazione all’indifferenza e poi perché questo stato emotivo e cognitivo di neutralità, sempre più diffuso, spesso favorisce forme di devianza e d’illegalità e come tale va contrastato. Questo vale per il bullismo, vale per la criminalità organizzata e in tanti altri contesti. Il bullo colpisce la propria vittima soprattutto quando quest’ultima è lasciata sola per l’indifferenza degli altri. Molte vittime della mafia sono cadute perché lasciate sole e vittima dell’indifferenza di molti. Lo stalking si alimenta nella solitudine della vittima. E si potrebbe continuare con gli esempi. Quando parlo di questi temi con gli studenti, nelle classi cala un silenzio assordante, gli occhi dei ragazzi sono tutti su di me, sembrano persino non respirare, e capisco, almeno spero, che il messaggio stia arrivando.
Che cosa significa oggi entrare nell’Arma dei Carabinieri?
Un giovane che vuole entrare oggi nell’Arma dei Carabinieri dovrebbe ben sapere che sta per iniziare un lavoro che ha caratteristiche ben diverse da altri. Sarà un lavoro al servizio quotidiano dei cittadini, un lavoro senza orari, dovrà ascoltare e risolvere quotidianamente tante situazioni diverse e quindi, pur nella fermezza delle regole e delle procedure, dovrà agire con empatia e buon senso. Dovrà anche sapersi mettere sempre in gioco, perché le dinamiche sociali cambiano, il modo dell’illegalità cambia, gli scenari internazionali cambiano e, quindi, un Carabiniere dovrà sempre studiare e crescere professionalmente per essere al passo con i tempi. Poi, dovrà essere disposto a spostarsi periodicamente sul territorio nazionale e internazionale, incontrando colleghi sempre diversi, con provenienze e culture diverse. In definitiva, direi, come si dice in questi casi, il giovane che si arruola nell’Arma dei Carabinieri dovrebbe farlo per vocazione e non per trovare solo un impiego, anche perché il profilo economico non è esaltante, o comunque non proporzionato all’impegno e ai sacrifici richiesti.
Quali strumenti servono davvero per garantire sicurezza e legalità?
Sicurezza e legalità sono due temi fondamentali, sia reali, sia percepiti e, ovviamente, particolarmente sentiti dalle comunità perché la sicurezza e la legalità sono la cornice e il contesto dove andiamo a inserire altri diritti e libertà. Essendo temi complessi, io non credo che sia necessario un solo strumento per coltivarli. Per essere più chiaro, io non credo che la sicurezza e la legalità si possano contrastare solo aumentando il numero delle forze di polizia, blindando fisicamente le città, o intervenendo con strumenti privi di senso sull’immigrazione, ignorando, allo stesso tempo, la situazione disastrosa del nostro sistema penitenziario. Non ci sarebbe un numero adeguato di operatori di polizia per le strade, mai, qualunque sia il numero. Credo, invece, che sia importante l’utilizzo di più strumenti, in sinergia tra loro. Di certo, si deve garantire il monitoraggio capillare del territorio da parte delle forze dell’ordine, garantendo loro organici adeguati, ma credo che sia importante anche installare pochi presidi strategici fissi nelle aree maggiormente sensibili. Allo stesso tempo, ritengo importante il lavoro culturale preventivo e continuativo nelle scuole, di ogni ordine e grado, con programmi di presenza non a spot, ma ben strutturati e, infine, anche se ritengo sia il primo per importanza, ritengo importante non abbandonare le aree ritenute critiche, luoghi dove l’illegalità trova terreno fertile, perché credo che “il male” spesso si possa e debba sconfiggere con “il bene” e “il bello”, quello che spesso si definisce decoro urbano, e non con la forza, creando, proprio nelle aree più critiche eventi, occasioni, situazioni che “profumano di legalità” contro “il puzzo dell’illegalità”, citando non testualmente il giudice Rocco Chinnici. A tale proposito, solo per fare un esempio, l’Università dove insegno, Brescia, tanti anni fa, proprio seguendo questo principio, ha insediato il Dipartimento di Giurisprudenza in un quartiere molto difficile della città, luogo di spaccio, prostituzione e così via. È stata una sfida vinta: il quartiere negli anni ha cambiato volto, completamente, perché è stato “bonificato” da migliaia di ragazzi che proprio in quel quartiere, ogni giorno, studiano, pranzano, cenano, fanno aperitivi, affittano case, passeggiano, creano eventi musicali e culturali e tanto altro. Posso dire che un esercito di giovani è stato più efficace di un esercito militare.
Per concludere, lei che Lombardia vorrebbe per il futuro?
Questa è la domanda più difficile. La Lombardia che vorrei è una Lombardia attenta ai bisogni fisiologicamente crescenti in una società sempre più composita e a volte patologicamente complessa. Penso, come già detto, al bisogno di legalità, di sicurezza, di cultura in tutte le sue forme, di attenzione ai giovani, di attenzione pubblica ai bisogni sociali e sanitari, perché non bisognerebbe mai lasciare nessuno indietro. Il proliferare della sanità privata in un libero mercato, che in parte sta sostituendo quella pubblica in evidente difficoltà per vari motivi, un po’ mi preoccupa, perché inevitabilmente crea delle discriminazioni sociali profonde, che sono una forma d’illegalità, se pensiamo ai principi costituzionali a tutela dell’individuo. Avrei a tal proposito tanti esempi da fare, anche personali. Invece, ritengo che nulla sia più importante della dignità umana, spesso calpestata dall’indifferenza collettiva e da macchinose procedure burocratiche che non tengono adeguatamente conto dell’individuo, della sua storia, del suo vissuto e della sua situazione economica. Poi, vorrei una Lombardia attenta al volontariato, che frequento da più di 10 anni. Un volontariato, però, che dovrebbe affiancare e non sostituire le Istituzioni pubbliche. Il Terzo Settore o l’economia civile, per usare le parole del Prof. Zamagni, non dovrebbe intervenire come supplente generoso per colmare le lacune patologiche delle Istituzioni pubbliche, ma dovrebbe intervenire per aumentare l’efficacia e l’efficienza dell’azione amministrativa pubblica, in un’ottica di sussidiarietà e non di sostituzione.
***
Vi diamo appuntamento alla prossima puntata dell’editoriale “La Lombardia che Vorrei” con un’altra realtà protagonista della nostra Varese. Sul nuovo sito dell’associazione, www.lombardiachevorrei.it, è ora possibile consultare tutte le puntate dell’editoriale, trovare informazioni utili sulle attività, conoscere le modalità di partecipazione, restare aggiornati sulle iniziative e proporre anche nuove realtà da intervistare. Vi aspettiamo anche con le vostre segnalazioni e i vostri suggerimenti.
