Legnano, il museo dell’acqua fa… acqua: 20 carenze nei lavori, i tempi si allungano

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LEGNANO – Il museo dei bambini di Legnano (KiMu, nella foto) con finalità didattiche sul tema dell’acqua fa acqua. Letteralmente. Acqua piovana nella centrale termica, infiltrazioni in plafoniere e controsoffitti, problemi di umidità: sono solo alcune delle oltre 20 carenze rilevate dal collaudatore nei lavori iniziati nel 2023 che hanno interessato gli ex bagni pubblici e la palestra di via Pontida, al centro di un ambizioso progetto dell’amministrazione comunale costato 5 milioni di euro (3 di fondi Pnrr, 1,1 dal Fondo opere indifferibili e il resto coperto con risorse di bilancio del Comune).

Dalle opere alla sicurezza, tanti rilievi nel collaudo

Come si legge negli atti riportati nell’albo pretorio del Comune, nell’elenco delle magagne riscontrate dal collaudatore – la società Engineering Platform 67.12 di Padova – c’è di tutto: dal non corretto funzionamento della pompa di sollevamento delle acque nere in un bagno al collettore degli impianti di condizionamento nella palestra “non realizzato a regola d’arte e non a norma”, dalle fessure nella terrazza ai distacchi della finitura del cornicione. Ma nell’elenco compaiono anche lacune sul piano della sicurezza, sempre nella palestra: dal vano scala dove manca la parete tagliafuoco, al malfunzionamento delle porte di uscita di emergenza. Per non parlare della mancata chiusura di tutti i canali elettrici con i relativi coperchi e di un marciapiede mai realizzato.

In tutto, come detto, sono una ventina le lavorazioni non correttamente eseguite che sono state riscontrate. Non è stata consegnata neppure la completa documentazione DNSH, che verifica l’assenza di “danni significativi” nella realizzazione di un lavoro. In corso d’opera, il Comune aveva approvato due varianti al progetto iniziale, allargando la borsa di quasi altri 300.000 euro (295.484) e concedendo oltre quattro mesi in più (128 giorni) per l’esecuzione dei lavori.

Saltato l’accordo bonario con l’impresa

Il conto totale dei problemi da risolvere a carico dell’impresa che si era aggiudicata l’appalto (la Neocos di Borgomanero) è stato fissato in circa 70.000 euro, da detrarre dal compenso finale. La società ha però riconosciuto fondati i rilievi mossi a suo carico solo per una minima parte (6.000 euro): pertanto ne chiede comunque 64.000, cui ha aggiunto 23.000 euro “a titolo di danni da ritardata emissione del certificato di collaudo”, per un totale di quasi 90.000 euro. Le parti – Comune e impresa appaltatrice – hanno tentato la strada di un accordo bonario, incontrandosi il 10 agosto, ma il Responsabile unico del progetto (Rup) per conto di Palazzo Malinverni ha respinto tutte le richieste economiche dell’impresa, ritenendo “insussistenti i presupposti per l’accoglimento delle riserve apposte dall’appaltatore sul certificato di collaudo” come pure i presupposti per la formulazione di una proposta di accordo bonario “non essendovi importi meritevoli di riconoscimento in favore dell’appaltatore”. Tali importi, infatti (i circa 90.000 euro chiesti dall’impresa), indipendentemente dalla valutazione di ammissibilità, ammontano appena al 2,47% dell’importo totale dei lavori, comprensivo delle due modifiche contrattuali intervenute.

Pertanto, il Comune dovrà ora assegnare a un’altra impresa la soluzione delle lacune evidenziate in fase di collaudo. Da parte sua, la società appaltatrice potrà adire il giudice ordinario o il collegio arbitrale per far valere le proprie ragioni. Tuttavia, è ancora possibile un accordo tra le parti, se vorranno evitare un procedimento legale. Quel che è certo è che i tempi per l’apertura del KiMu sono destinati inevitabilmente ad allungarsi ancora. E pensare che l’amministrazione Radice aveva già pre-inaugurato il “museo dell’acqua” lo scorso febbraio, in piena campagna elettorale, mostrando al pubblico la ristrutturazione dei due edifici storici (bagni pubblici e palestra), l’allestimento interno e il nuovo cortile d’ingresso.

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