LEGNANO – Lezione molto particolare con un docente d’eccezione ieri, lunedì 2 marzo, alla Scuola Svizzera Rahn Education di Milano: in cattedra, davanti agli studenti delle classi 10.a e 12.a (equivalenti al secondo e al quarto e ultimo anno del liceo), è salito il sindaco di Legnano Lorenzo Radice, per una lezione intitolata “Dalla visione all’azione: le scienze umane possono (ancora) avere un impatto positivo sull’amministrazione di una comunità?” (nelle foto; sotto, la classe 12.a della Scuola). Smessi per una mattina i panni di primo cittadino, tra l’altro impegnato nella campagna elettorale per le Amministrative di maggio, Radice si è interrogato su come materie quali sociologia (in cui è laureato), antropologia o filosofia possano determinare scelte in campi ritenuti più “pratici” come l’economia, l’ingegneria, l’urbanistica, l’architettura; in altre parole, come le scienze possano dialogare con saperi diversi, nell’interesse comune.
Lezione al liceo della Scuola Svizzera

Nel corso della sua lezione, Radice ha ripercorso le proprie scelte di gioventù che l’hanno portato a un percorso universitario di sociologia, e nello stesso tempo ne ha messo a fuoco le applicazioni nel suo lavoro quotidiano di amministratore pubblico. Sotto questo profilo, la città si presenta come «un campo di attrazione» sia per un antropologo come Augè, sia per un urbanista come Haussmann e persino per un poeta come Baudelaire. Diplomatosi al liceo classico nel 2000, il giovane legnanese nel momento di intraprendere l’università si è trovato nel pieno del dibattito sulla globalizzazione e delle critiche ad alcuni suoi aspetti. «In quegli anni – ha ricordato – emerse con forza il tema dell’economia globale, percepita anche come strumento di (in)giustizia. In queste cornici teoriche, la sociologia trovò un campo di applicazione molto concreto nel contesto locale, tra i fenomeni migratori e l’insediamento della criminalità organizzata su un territorio in fase di deindustrializzazione».
Passato dall’associazionismo alla politica, il futuro sindaco ha indicato alcune parole chiave che ne hanno ispirato l’impegno come amministratore pubblico: comunità, cioè il passaggio dall’“io” al “noi” («gli individui diventano persone nel momento in cui si mettono in relazione con gli altri nella costruzione di un interesse collettivo»); generatività, «un cambio di paradigma che guarda alla sostenibilità integrale, concetto espresso al meglio da Papa Francesco nell’enciclica “Laudato si’”: la sostenibilità non è solo ambientale ma anche sociale, pensare a che cosa fare nelle relazioni per aiutare chi è svantaggiato e pensare che le proprie azioni devono essere passate come un testimone a chi verrà dopo di noi»; e pre-distribuzione anziché distribuzione delle risorse, «per passare dall’uguaglianza delle opportunità all’equità dei punti di partenza, cioè dall’equality all’equity».
Dalla teoria all’amministrazione pubblica
Rifacendosi all’art. 3 della Costituzione italiana, Radice ha indicato come compito delle istituzioni «creare quelle condizioni che permettono a tutti di tirare fuori i propri talenti. Quindi guardare le risorse in ottica generativa per il domani, mettendo tutti nelle posizioni di partire allo stesso livello, tenendo conto che non siamo tutti uguali. Da qui, la visione verso la “città sociale” affinché sia più inclusiva, più sostenibile e con la transizione digitale. In concreto, le due idee fondamentali del mio mandato sono state investire sulle scuole come capitale umano, e investire nei luoghi di comunità come capitale relazionale: cioè in quelle cose che generano l’impatto maggiore, per avere cittadini di domani migliori».
«Più attrezzati per affrontare le prossime sfide»
Al termine della lezione, gli studenti hanno rivolto domande e avanzato proposte. Fra le prime, “ha mai preso decisioni andate contro una parte della comunità? come ne ha limitato gli effetti collaterali?” Risposta: «Per definizione, quando fai qualcosa, scontenti sempre qualcuno. Il compito degli amministratori pubblici è cercare di scontentare il meno possibile, avendo una visione di insieme. Una decisione può essere impopolare, ma ha uno scopo. De Gasperi diceva che “un politico pensa alle elezioni, uno statista alle prossime generazioni”. Non sono uno statista, ma cerco di ragionare da statista, in base ai princìpi chiave citati. Certo, tante cose andranno riprese e riviste: basti pensare al fenomeno diffuso della solitudine e dell’isolamento sociale». E ancora: “Che cosa vorrebbe lasciare come sindaco alle future generazioni?” «Una città un po’ più pronta ad affrontare le sfide che, piaccia o non piaccia, ha di fronte: il cambiamento climatico, la transizione demografica, le trasformazioni dopo aver perso la vocazione industriale».
Infine, da due studentesse sono arrivati i suggerimenti di far intervenire nelle scuole esperti che parlino di che cosa comportano l’assunzione di droghe e l’abuso di alcol e di promuovere, a partire sempre dalle scuole, campagne di sensibilizzazione su come intervenire nel caso in cui si assista a episodi di violenza, ad esempio un’aggressione, in un luogo pubblico.
Landini a Legnano per presentare gli esiti di ricerca Spi-Cgil sull’isolamento sociale
