LEGNANO – Un altro passo nella costruzione di quella “città della memoria” cara al sindaco e alla sua giunta. Ma anche il doveroso ricordo di colui che guidò la città dal 1961 al 1975 (record dell’intera storia unitaria) cambiandole volto e aprendola al mondo. Legnano ha intitolato a Luigi Accorsi oggi, domenica 21 novembre, vigilia del 49° anniversario della sua scomparsa, il sottopasso tra piazza del Monumento e piazza del Popolo (nelle foto e nel video), «l’opera che più parla di un’epoca e di un gruppo di uomini che avevano la capacità di mirare lontano e non solo di parlare»: così il sindaco Lorenzo Radice, che ha ricordato Accorsi – nonno di chi scrive – come «una persona che ha fatto tanto per questa città, lasciandole in eredità opere di grande importanza. Abbiamo il dovere di ricordarlo per la sua storia che fa da stimolo ancora oggi».
Radice: «Città grata per la sua opera lungimirante»
«Con lui – ha proseguito l’attuale primo cittadino – c’era una squadra di persone fortemente lungimiranti, con la capacità di guardare molto in là, ma anche di mirare l’obiettivo con scelte coraggiose: basti pensare ai gemellaggi internazionali, una politica che guardava 50 anni avanti». Fra le opere delle tre giunte Accorsi (di cui furono grandi protagonisti amministratori quali Giovanni Mari, Giuseppe Colombo, Walter Fossati) Radice ha ricordato il comitato per la salute dei cittadini formato già all’epoca per ridurre l’inquinamento prodotto dalle industrie; il primo progetto per una zona pedonale in centro, che avrebbe trovato realizzazione solo negli anni 2000; e il sottopasso che da oggi porta il suo nome, «esemplare del lavoro svolto ogni giorno per creare connessioni, ancor più da rimarcare in un’epoca come la nostra di fortissimo individualismo con interessi egoistici. E poi la costruzione di scuole, piscine, lo sviluppo della città con lo sguardo sempre alle nuove generazioni. Io sono nato in questo quartiere – ha concluso Radice – e ho sentito il racconto di chi aspettava che si aprissero i cancelli della ferrovia per passare, prima del collegamento di questa città nella città al resto di essa. Oggi tributiamo a Luigi Accorsi il nostro grazie e ci ricorderemo di lui ogni volta che passeremo di qua».
Vecchio: «Lasciò un’impronta indelebile»
La cerimonia si è svolta nella Ztl di via Venegoni, dove alcuni pannelli (come quello sotto) ricordano la costruzione dell’infrastruttura destinata a cambiare per sempre le abitudini di tutti i legnanesi. Presenti, fra gli altri, gli assessori Fedeli, Bragato, Maffei, il presidente del consiglio comunale Silvestri, Carlo Mari, figlio di Giovanni e Federico, bisnipote di Accorsi. Il professore Giorgio Vecchio – che dell’operato di Accorsi ha scritto in diversi libri, saggi e articoli e gli dedicherà una monografia – ne ha ricordato, anche attraverso la conoscenza personale, la figura di «persona distinta, seria, autorevole. Ingegnere meccanico a capo dell’ufficio tecnico della Marina della Tosi, collaborò a numerose riviste tecniche e raccolse una collezione di fotografie delle navi di tutto il mondo unica nel suo genere, conservata al Museo tecnico navale della Spezia.

«Sedette in consiglio comunale a Legnano fin dal 1946 per poi diventare capogruppo del suo partito, la Democrazia cristiana, e consigliere provinciale. Alle Comunali del 1960 fu di gran lunga il più votato. Con la sua gestione negli anni in cui il Paese svoltava dal centrismo al centrosinistra, Legnano cambiò in modo irreversibile e duraturo con la crisi delle grandi fabbriche e i problemi sociali che ne derivarono. Accorsi accompagnò le trasformazioni sociali, economiche e urbanistiche nel senso di dirigerle con equilibrio, senza far prevaricare la politica sulla società. Non possiamo indicarlo come modello – ha chiuso il proprio intervento il prof. Vecchio – perché la variabilità della storia umana è tale che nessuno di noi può diventarlo; tuttavia, credo rimanga e debba rimanere nella memoria come uomo serio, capace, onesto, degno di stima, forte nelle sue idee ma aperto al dialogo, radicato nella sua città ma aperto al mondo».
Don Fausto: «Il suo ricordo vive ancora»
Infine il nipote don Fausto Lincio, parroco in città a Santa Teresa del Bambin Gesù, ha pescato fra i ricordi «la visita alla sua morte di una folla innumerevole di persone che non conoscevamo: erano state tutte in qualche modo “intercettate” dall’opera del nonno, il cui ricordo ancora vive dopo 50 anni. Un altro aspetto che trasmettono le sue opere è l’assoluto silenzio, una discrezione basata sul fondamento della concretezza che permette la costruzione di un territorio senza emergere di persona, ma basandosi su quello che si lascia. E noi tutt’oggi continuiamo a godere delle cose che ha fatto».
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