L’emigrante di Comabbio e il miracolo di Natale

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di Massimo Lodi

C’è Natale e Natale. C’è regalo e regalo. C’è sorpresa e sorpresa. Ecco una storia ottocentesca -e tuttavia d’emozione senza tempo- che aiuta a credere nell’ottimismo, nell’impossibile, perfino nel fiabesco. Roba da vero romanzo popolare.

Il 31 luglio 1855 un fagottino bianco marcato con la lettera “P” viene deposto nella Ruota di Santa Caterina a Milano. Accanto, un’immaginetta con scritto sul retro: “Questa bambina è nata da una persona civile, non è battezzata, presto verranno a prenderla”. Nell’attesa che qualcuno compaia a riconoscerla/pretenderla, le viene imposto il nome di Antonia Alami e la si dà a balia a una famiglia contadina del Varesotto. Cresce fra privazioni e miserie, ma nonostante gli stenti diventa una bella ragazza e, quando arriva all’età da marito, la sceglie come sposa tal Giuseppe Tondini di Comabbio.

Nascono quattro figli e molti problemi. La terra è avara di raccolti, le bocche da sfamare sono numerose, procurarsi ogni giorno il pane diventa spesso un disperante calvario. Il Tondini decide di tentare la fortuna altrove, cercandola ad Iron Mountain negli Stati Uniti, scortato dalla saldezza della fede in sé stesso. Alla moglie si propone d’inviare le rimesse d’un mestiere che ignora ancora quale sia e però, una volta definito/consolidato, gli permetterà -ne è sicuro- di richiamare oltreoceano tutti i suoi cari.

Passano gli anni, tra penuria di denari e abbondanza di disagi. Un giorno d’estate del 1885 al sindaco di Comabbio arriva una lettera della direzione dell’Ospizio degli Esposti di Milano. Gli si comunica che certa Teresa Pessina, ricchissima abitante del paese di Suisio nel Bergamasco, è morta senza lasciare alcun testamento né eredi ufficiali. Si suppone, secondo voce circolante, che la Alami ne sia figlia naturale e, in virtù di ciò, la s’invita a presentarsi assieme a un legale. Dovrà dimostrare con l’indispensabile corredo di documenti se le spetta la successione alla defunta.

Le pratiche di conferma della maternità non s’annunziano semplici. Reclamano pretese alcune famiglie della zona, perché il patrimonio della scomparsa -immobili e terreni -risulta cospicuo e ìnvoglia a profittare della ghiotta occasione. Ma Gian Paolo Garavaglia, l’avvocato che ha preso a cuore le ragioni dell’Alami, dimostra solerte bravura: le ricerche svolte, con precisa indicazione di luoghi/testimoni, provano che la sua assistita è nata dalla Pessina il 29 luglio 1855. L’appannaggio sontuoso le tocca, e d’un colpo, da povera che era, la signora Tondini si volge in agiata ereditiera.

Il Garavaglia ne avvisa il marito, che fatica a dar retta alle informazioni giuntegli dall’Italia, sospettando addirittura un malevolo scherzo. Poi finalmente si persuade, lascia il modesto lavoro e fa ritorno a casa. Il rientro a Comabbio non avviene in una data qualsiasi, ma alla vigilia delle feste natalizie del 1889. Sotto l’albero, l’emigrante trova il dono più bello e insperato: la vera America. E capisce che ci sono due modi di vivere la propria vita: l’uno come se nulla fosse un miracolo, e l’altro come se tutto fosse un miracolo. A volte il secondo modo la spunta sul primo.

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