di Massimo Lodi
L’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli lancia il sasso. Si fa intervistare da Repubblica, gli chiedono se la fronda contro Salvini potrebbe sortire due Leghe distinte anziché unite. Beh, ammicca, ipotesi da non sottovalutare. Quale ipotesi? La scissione.
Accipicchia, scissione. Dunque niente modello tedesco Cdu-Csu, Lega nordista e Lega nazionalista in armonico sentire. Invece Lega modello d’antan, diciamo sindacato territoriale padano per intenderci, e Lega modello Ponte sullo Stretto, concorrenziale a Meloni-Tajani: ciascuna per sé. Ipotesi fantasiosa? Adesso sì, fantasiosa al cubo. Eppure mai dire mai, l’imprevedibile -e financo l’assurdo: assurdo all’apparenza- abita i nostri tempi. I tempi del Carroccio, poi, ancora di più.
Comunque. L’intervista si chiude con lo shock. Domanda il giornalista al politico: se nascesse una Lega 2.0 inconciliabile con la Lega 1.0, ne potrebbe essere leader Giancarlo Giorgetti? Risponde il politico al giornalista: l’ha affermato lei, non io. Traduzione: lo affermo io, pur non affermandolo.
Affermo, dunque ci credo. Roba possibile? Nei sogni di numerosi militanti sì, nella realtà effettiva no. Salvo sorpresissime alla convention di Mogliano Veneto, 4-5 luglio, dove tutto può succedere. Però. Però Giorgetti ha una storia di cuci e fila, mica di sfila e scuci. Sempre pronto all’obbedienza di partito, mai disponibile a infrangere la regola generale. A meno che non glielo chiedesse il nuovo generale succeduto al vecchio. O il vecchio in procinto di ritirarsi facendo largo al nuovo.
E infatti. Una tal personalità di caratura interna e di prestigio istituzionale (Giorgetti, se capìss) accetterebbe di presiedere un direttorio di governatori et alia, deciso a commissariare Salvini, solo se Salvini di persona personalmente glielo chiedesse. E Salvini glielo chiederebbe qualora intravedesse un farsi da parte mascherato da farsi promuovere (la presidenza d’un esecutivo emergenziale). Teoria dell’irrealtà? Teoria non irrealistica, a giudicare dalle lenzuolate appena comparse in Veneto: “Via Salvini e compagnia, ora Zaia e Autonomia”, “Zaia e Fedriga salvate la Liga”.
In sintesi. Anche agli occhi dei contestatori di Salvini, Giorgetti è un bene troppo prezioso per correre il rischio d’infrangerne il tesoro che rappresenta: la continuità della Lega, qualunque sia la Lega dell’immediato futuro. La Lega, non le Leghe. Se di Leghe separate si trattasse, non più di Lega saremmo qui a parlare. Ma d’un qualcosa di ben diverso. Di cui Vannacci si augura il manifestarsi.
