“L’inferno è pieno di boscaioli”

gallarate morgione alberi

“Dio usò verso gli alberi un trattamento di favore: li creò a Sua immagine e somiglianza. Dopo li radunò (facendo così il primo bosco) e disse loro: innalzate i vostri tronchi e diffondete le vostre radici su tutta la Terra”. Nel mezzo della querelle per gli alberi di via Curtatone a Gallarate, destinati all’abbattimento per fare posto a una scuola e difesi dagli ambientalisti, le parole di Gaspare Morgione, vignettista varesino, condirettore della Prealpina, scomparso nove anni fa, risuonano come severo monito.

Gli alberi immagine di Dio. Straordinaria metafora, e non solo. Intuizione di fantasia, ma anche di più. Divertimento umoristico, ma tutt’altro che insignificante. Il tutto condensato nel volumetto del 1970 “Dio creò gli alberi a sua immagine e somiglianza” (Varesina grafica editrice), che ricevette il plauso di un grande scrittore e giornalista, maestro di elzeviri, come Ennio Flaiano. Frasi brevi, quasi un lampo, corredate dalle vignette che Morgione realizzava con un tratto semplice, sempre destinato  ad andare a segno. Basti ricordare quella del luglio ’69, durante lo sbarco sulla luna. L’ipotetico abitante del nostro satellite si rivolge all’astronauta chiamandolo: terun! C’è un mondo in quella parola, c’è la feroce condanna del razzismo dell’epoca, rivolto agli immigrati del Meridione. La stessa disapprovazione per la stupidità dell’uomo, che non ha capito l’importanza degli alberi. Un modo inusitato e straordinario per raccontare l’inconsistenza dell’intelligenza umana. Un pretesto per definire la sua dabbenaggine rispetto alla sua stessa finitudine, che non tiene conto della natura. Infatti, sostiene Morgione: l’inferno è pieno di boscaioli.

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Gaspare Morgione

Bisognerebbe rileggerlo il racconto vignettistico di Dio che sceglie gli alberi e ne tesse l’elogio, creandoli a “Sua immagine”. Sufficiente una mezzoretta di attenzione per essere obbligati subito a riflettere. Dal primo all’ultimo disegno: tombe sulle quali spuntano croci con le foglie, cioè, alberi. “Così la vendetta di Dio sarà compiuta. Perché Dio ama gli alberi sopra ogni cosa, perdona i peccatori ma è spietato con gli stupidi”.

Che dire? Non sarà la rilettura dell’opera di Morgione che potrà risolvere il caso gallaratese, con gli ambientalisti accampati a difesa del bosco e le autorità decise a cancellarlo per fare posto a un campus scolastico. Le ragioni e i torti? I pareri come sempre divergono, l’apologo di Gaspare Morgione non ne definisce a pieno i contorni, caso mai li suggerisce. Contorni che sono prima di tutto sociali e culturali, di sensibilità etica e responsabilità politica, di ragionamento e sviluppo sostenibile; categorie che dovrebbero fare premio su qualunque altra considerazione anche nel caso circoscritto di Gallarate e in tutte le mille e più mille situazioni in cui la devastazione ambientale si fa vera e dura da meritare altro che un po’ di caciara pubblica. Al netto della stupidità, appunto.

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