A Luino i candidati Andrea Pellicini ed Enrico Bianchi giocano a nascondino

LUINO – “Presto che è tardi”, urlava il Bianconiglio nel Paese delle meraviglie di Alice. E l’immaginario lagomorfo inventato da quel genio di Lewis Carroll urlerebbe la stessa frase se, in questi giorni, potesse scorrazzare per Luino, città che politicamente assomiglia un po’ allo stralunato mondo sognante di Alice.

Tra una ventina di giorni bisogna depositare le liste, spiegare ai cittadini cosa si intende fare, eppure, ci sono candidati sindaco che sembrano fantasmi, altri che annunciano di aver pronta la lista, di averla depositata (non è vero), senza però fare nemmeno un nome. Insomma, Luino forse non è esattamente il Paese delle meraviglie (chissà a chi vorrebbe tagliare la testa la Regina di Cuori), piuttosto delle stranezze, che la gente comune fatica a capire. E poi, gli stessi criptici protagonisti, si chiedono perché gli elettori scappano quando c’è da votare. Ma andiamo con ordine.

Il candidato c’è ma non si vede

Andrea Pellicini, ormai lo sanno anche le effimere ondine del Verbano che si infrangono sui lidi luinesi, è il candidato del centrodestra. Ma il suo annuncio ufficiale ha le fattezze di Godot: si fa attendere. È almeno un mese che i Fratelli di Lago (e anche lo stesso Pellicini) annunciano l’ormai prossima conferenza stampa di presentazione del candidato, che puntualmente slitta e lascia di sale gli alleati.

Davvero incomprensibile il mimetismo di Andrea Pellicini: dieci anni da sindaco, una lunga esperienza da assessore a Villa Recalcati, presidente provinciale di Fratelli d’Italia, deputato e con dna famigliare di politico d’alto lignaggio, eppure, a meno di un mese dalla presentazione delle liste, gioca a nascondino. “Perché?”, chiediamo a più di un compagno di viaggio dell’onorevole. Risposta: “Non lo sappiamo nemmeno noi. È tutto pronto, ma lui ancora non vuole uscire. Non sappiamo cosa dire anche ai luinesi che ci chiedono conto“.

Paura? Di cosa, verrebbe da dire. Pellicini – visto il curriculum – ha una corazza coriacea, che, a quanto pare, nemmeno la legnata referendaria ha scalfito. Insomma, non c’è ragione che il cittadino comune possa comprendere.

E a sinistra?

Idem. Enrico Bianchi, sindaco uscente, correrà per tentare il bis. Ma al momento non c’è alcun annuncio ufficiale. Che verrà dato solo sabato, 11 aprile. Campi opposti e storie di mimetismo simili. In principio la ricandidatura di Bianchi era in forse. Il sindaco, si narrava, prima di sciogliere le riserve avrebbe voluto vedere quel che sarebbe accaduto nel centrodestra. Risultato: ben quattro liste pescheranno voti in quel bacino. Ma nemmeno la polverizzazione del fronte meloniano-leghista-forzista ha spinto Bianchi a uscire allo scoperto. Motivo? Frizioni interne alla sua coalizione. Infatti, ci saranno defezioni importanti e dell’attuale squadra di governo c’è chi non si presenterà. Anche questi mal di pancia sono stati superati. Il quadro a destra è chiaro e finalmente solo pochi minuti fa è arrivata la notizia che sabato presenterà ufficialmente la sua discesa in campo.

La lista c’è, ma la nascondo

Due righe finali vanno dedicate anche a Furio Artoni. All’avvocato vannacciano va riconosciuta fino a questo punto la chiarezza di comunicazione. È stato il primo a dire al mondo luinese che si sarebbe candidato sindaco; ha sognato di riunire le truppe del centrodestra attorno al suo nome. Ha anche provato a farsi candidare sindaco dai partiti di centrodestra (ma fa parte del gioco), ma quando tutto questo non è stato possibile ha tirato dritto per la sua strada. Senza troppi giochetti e in barba ai calcoli finali. Fino a ieri, quando si è fatto contagiare dal “gioco a nascondino”: in una nota ha annunciato che la lista è pronta ed è stata depositata, senza però dire un nome dei candidati.

Ora, davvero la politica luinese ha necessità del Bianconiglio per iniziare a uscire allo scoperto? Siamo a posto.

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