L’ultimo abbraccio di Busto e dell’Arcivescovo a monsignor Livetti: «Mai paura»

BUSTO ARSIZIO – «È stato un prete». Sceglie l’essenzialità, l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, per descrivere monsignor Claudio Livetti, nell’omelia della cerimonia funebre che si è svolta questa mattina, 15 giugno, in un’affollata Basilica di San Giovanni. “Don Claudio”, come lo chiamano tutti nella sua Busto, è morto giovedì scorso, 11 giugno, nel suo alloggio della casa Borri alla “Provvidenza”. E il sindaco Emanuele Antonelli ha ricordato «il motto “Mai paura“, che ripeteva in diverse occasioni. E lui non ha mai avuto paura di dire la verità, anche quando era scomoda».

Le parole dell’Arcivescovo

In apertura del funerale, monsignor Mario Delpini ha ricordato le parole che don Claudio Livetti aveva pronunciato 35 anni fa in occasione della cerimonia funebre per don Isidoro Meschi, il prete degli ultimi ucciso a San Valentino alla comunità Marco Riva. «Aveva detto: è la messa di un funerale o l’inizio della beatificazione? – ricorda l’arcivescovo – e noi qui oggi accompagniamo don Claudio al funerale o da Dio?». Nell’omelia poi Delpini pone l’accento sulla figura del prete, «che ha una missione da compiere, chiamato a voler bene a tutti ma senza dare ragione a tutti». Di Don Claudio, sottolinea il capo della Chiesa ambrosiana, «ricordiamo la personalità ricca di doti, la capacità di affrontare situazioni complicate e rapporti fraterni, intensi, affettuosi. Di lui si possono dire, e si diranno, tante cose ma si può dire che è stato un prete».

La cerimonia

La stessa essenzialità che Livetti ha voluto per la sua bara, semplice e minimalista, appoggiata su un tappeto direttamente sul pavimento della Basilica. Dopo giorni di affetto e di preghiera nella camera ardente allestita nel Battistero, il santuario dedicato a San Giovanni Battista era gremito già prima dell’inizio del rosario. Con l’Arcivescovo Delpini e il Prevosto monsignor Severino Pagani, a concelebrare erano presente anche il vicario episcopale monsignor Claudio Raimondi, il vescovo emerito di Lugano, il bustocco monsignor Piergiacomo Grampa, e il vescovo emerito di Vigevano monsignor Vincenzo Di Mauro, oltre ai parroci del Decanato di Busto Arsizio e ai tanti sacerdoti che hanno voluto tributare l’ultimo saluto a Livetti.

Le autorità presenti

Tra le autorità, in prima fila le fasce tricolori del sindaco di Busto Arsizio Emanuele Antonelli e dell’assessore di Ferno (paese natale di Livetti) Claudia Colombo, le deputata e assessore Manuela Maffioli, la presidente del consiglio Laura Rogora e il vicesindaco Luca Folegani, e poi il sindaco emerito Gigi Farioli, i consiglieri Francesco Attolini, Gianluca Castiglioni, Paolo Geminiani, Simone Orsi, Orazio Tallarida e Valentina Verga, ma anche i rappresentanti delle forze dall’ordine, con il tenente colonnello Andrea Poletto dell’Arma dei Carabinieri e il comandante della Polizia locale Stefano Lanna.

Il ricordo della città

Tra le tante voci che avrebbero voluto prendere la parola dal pulpito al termine del funerale, monsignor Pagani ha concesso spazio solo al Consiglio pastorale, che ha ricordato «la sagace cordialità» di Livetti e ne ha invocato la «protezione», e al sindaco Antonelli. «Non è stato solo un sacerdote, è stato una guida spirituale e un punto di riferimento umano e morale, una presenza costante – le parole del primo cittadino di Busto Arsizio – molti di noi conservano un ricordo personale. Una parola di conforto, un consiglio, un’omelia che ci ha fatto riflettere, un gesto discreto di vicinanza. Sempre con quella capacità di unire autorevolezza ed ascolto, saggezza ed empatia e con una fede profonda vissuta per la gente e tra la gente». Per Antonelli, monsignor Livetti uno «lascia un’impronta. Ci ha ricordato sempre qual è il vero bene comune. Ci ha costretti a guardarci allo specchio, a fare meglio, a non esserci sulle poltrone».

La bara al cimitero

Al termine della cerimonia, l’uscita della bara di don Claudio Livetti è stata accompagnata da un applauso scrosciante e intenso, e in tanti hanno voluto toccare con una mano o con un bacio la bara, che poi è stata trasportata al cimitero Monumentale di via Favana. Qui il feretro, di fronte a Monsignor Pagani, al sindaco Antonelli e all’assessore Mario Cislaghi, è stato tumulato nella cripta dei sacerdoti sotto la cappella del cimitero. Dove don Claudio aveva sempre detto di voler riposare. “Mai paura”, Monsignore.

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