L’undershock, B&B e la pesca di Mulè

forza italia tajani mulè
Antonio Tajani e Giorgio Mulè

di Massimo Lodi

Vedremo una destra diversa, nel prossimo cimento elettorale. Non anticipato, come indole fumantina dell’undershock vuole: sarebbe un segnale-boomerang agl’italiani, un segnale-alert agli stranieri. C’è stato (1) il ko da referendum: guai a dare una seconda occasione al popolo per bocciare la prediletta figlia. Ci sono (2) guerre irrisolte, e in Iran l’incrocio bombarolo dura da appena 30 giorni: il popolo ci metterebbe un amen a punire chi indirettamente gli causa -lasciando da parte il resto- afflizioni economiche, essendo partner dello scriteriato Trump.

Dunque altolà, calma, gesso. Ma via le ingessature. Meloni ha già fatto il suo in Fratelli d’Italia, i Berlusconi -Marina first- han cominciato in Forza Italia. Ipotesi: se la liquidazione del capogruppo al Senato Gasparri prelude al siluramento del capogruppo alla Camera Barelli, il congedo di costui annunzia l’arrivederci e grazie a Tajani. Che fra l’altro di Barelli è consuocero. E poi?

Ecco il punto. Ma prima del poi, c’è un prima. Traduciamo il prima: davvero si punta a una simile rivoluzione? Probabile. Quasi certo. L’insofferenza di B&B verso la gestione interna del partito, le personalità-chiave, gl’indirizzi tattici/strategici si palesa da tempo: Pier Silvio chiede facce nuove, Marina pretende liberalismo illuminato. Entrambi sono delusi. Delusi anche da Giorgia? Meno che dai loro sottoposti (di sottoposti trattasi, la Casa Azzurra è un asset berlusconiano-berlusconiano: scomparso il fondatore-re, son rimaste le fondamenta monarchiche. Finanziarie innanzitutto). Giorgia si applica, non sempre vi riesce bene. Altri no, e si vede benissimo. Esemplare la differenza d’impegno proprio nella battaglia sul Sì/No.

Traslochiamo al poi. Ammesso che la visione sia tale –regime change di FI, ribaltando lo status quo sia pure con timing graduale- chi potrebbe ereditare il ruolo di segretario, guida, leader capace di recuperare autorevolezza, favore-pop e (chissà mai: domani è sempre un altro giorno) la primazìa nel centrodestra dominato dai radicalismi? Circolano i nomi dei governatori di Piemonte, Cirio; e di Calabria, Occhiuto. Obiezione: profili di caratura inadeguata a soddisfare l’aurea excellentia cui mirano gli eredi del Cavaliere. Certo, il meglio sarebbe che a scendere in campo fosse vûn di dü, Marina specialmente. Ma per ora gli effetti collaterali sembrano superiori alla qualità della medicina: non sempre ciò che è valido è idem-opportuno.

L’attenzione cade dunque su una terza carta, che (inciso) di carta s’intende, essendo sperimentato giornalista: Giorgio Mulè, ex direttore di Panorama e non solo. Oggi vicepresidente della Camera. Sino a ieri frontman del Sì attento a scansare derive barricadiere. Domani possibile interprete del neo-riformismo di cui B&B vorrebbero improntare Forza Italia, recuperando lo spirito delle origini. La sua ascesa al vertice del partito vien considerata ottimale nella filosofia check and balances che deve contrassegnare l’alleanza: la medietà capace d’inglobare oltranzismo/conservatorismo producendo un risultato attrattivo agli occhi dell’elettorato liquido d’ogni area ed età. Di destra certo, ma anche di sinistra. La rete di recupero dei consensi aspetta d’essere gettata, in acque proprie e altrui. Mulè Rouge pescatore: why not? Perché no, dopo aver perso col sì?

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