Consiglio di Magenta convocato in data “scomoda”. E le opposizioni disertano

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MAGENTA – Si svolgerà senza le minoranze il prossimo consiglio comunale di Magenta fissato per mercoledì 25 marzo. Alcuni consiglieri perché impossibilitati a essere presenti, gli altri per scelta. Tutto nasce dalla data di quella che sarà la prima riunione del consiglio di quest’anno: il gruppo Progetto Magenta aveva chiesto di escludere quel giorno, proponendo diverse alternative. Ma la maggioranza di centrodestra ha tirato diritto, finendo per scontentare anche i consiglieri del Pd.

Progetto Magenta: «Senza di noi “si finisce prima”…»

«Avevamo dato 7 date disponibili – attacca oggi, venerdì 20 marzo, Progetto Magenta – ovvero il 18, 19, 20, 23, 24, 26 e 27 marzo. Hanno scelto l’unico giorno in cui non possiamo esserci. In conferenza dei capigruppo si è arrivati a dire che senza le minoranze “si finisce prima”. Questa non è amministrazione, questo è svuotare la democrazia». Tra l’altro, durante la serata del 18 marzo Progetto Magenta aveva già organizzato un incontro pubblico di confronto sul referendum: «Una disponibilità che dimostra, ancora una volta, il nostro senso di responsabilità istituzionale e la volontà di garantire il funzionamento del consiglio. A rendere ancora più grave questa decisione è il contesto: il consiglio comunale non viene convocato dallo scorso mese di dicembre, con un vuoto di oltre tre mesi. Una situazione che non può essere considerata fisiologica e che contribuisce a svuotarlo del suo ruolo centrale di indirizzo, controllo e confronto democratico. A questo si aggiunge il rifiuto di prevedere forme di partecipazione da remoto per i consiglieri impossibilitati a essere presenti per motivi di lavoro. Una scelta anacronistica e incomprensibile».

Tira le somme il gruppo guidato sui banchi da Silvia Minardi: «Nessuna disponibilità a cambiare data, nessun collegamento da remoto per chi lavora fuori sede. Così si evita il confronto e si esclude chi deve controllare. Il consiglio comunale non è della maggioranza, è dei cittadini. Noi non ci stiamo».

Pd: «Scelta grave, ci tiriamo fuori»

Dal Pd è arrivata sempre oggi la «piena solidarietà al gruppo consiliare di Progetto Magenta, a cui è stata negata la possibilità di partecipare al consiglio comunale del 25. Di fronte all’ennesimo atteggiamento grave da parte della maggioranza che governa la nostra città, abbiamo deciso di non partecipare al prossimo consiglio. Non riteniamo corretto farlo in assenza della piena rappresentanza di tutte le forze politiche, comprese quelle di minoranza. Abbiamo scelto di non voltarci dall’altra parte. Abbiamo scelto di prendere posizione, non per un interesse di parte, ma nell’interesse dell’intera comunità».

Ma Gelli: «Da che pulpito…»

Replica Simone Gelli (Lega), assessore della giunta Del Gobbo: «Sorrido ripensando ai cinque anni in cui sedevo tra i banchi delle opposizioni, quale capogruppo della Lega, mentre al governo della città era il Pd. Allora le minoranze erano considerate meno di zero. Io stesso alla fine decisi di disertare le riunioni dei capigruppo, perché alle sedute si andava solo ed esclusivamente per prendere atto di ciò che la maggioranza aveva deciso a tavolino. Che dire allorquando dai banchi dell’allora maggioranza ci diedero dei “palazzinari”: pensate che qualcuno ci abbia portato solidarietà? Poi venne il momento in cui, sempre in consiglio comunale, ci venne detto che le minoranze facevano perdere tempo.

«Poi – incalza Gelli – venne l’elezione del presidente della commissione Bilancio, da sempre commissione di controllo, appannaggio per questo motivo, delle opposizioni. Il centrodestra unito, mi candidò. Prassi vuole che, in questi casi, la maggioranza si astenga dalla votazione. Pensate lo abbiano fatto? No, votarono un altro candidato e il loro voti furono determinanti. Poi vennero le commissioni consigliari, quelle che avrebbero dovuto coinvolgere tutti i gruppi. Lavoravo a Milano, chiesi un orario di convocazione consono: arrivarono convocazioni alle 16.00. Non mi rimase che non partecipare. Quindi chi oggi si straccia le vesti per una data che la maggioranza ha scelto, non si ricorda come si comportava».

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