Soltanto slogan? Giorgia Meloni cha a Bari, alla festa per la longevità del suo governo, proclama: “Non mollerò mai”. L’ex generale Roberto Vannacci che al forum Teha di Cernobbio, in risposta alle accuse di essere il cavallo di Troia di Mosca in Italia, rispolvera il moto d’annunziano “Me ne frego”. Due brevi concetti che la dicono lunga su un modo di essere, su una promessa di comportamento, sulla sostanza dell’azione politica. Due frasi che evocano personaggi e epoche del passato: Meloni il “Mai mulà” di Umberto Bossi; Vannacci l’’atteggiamento di sfida e di disprezzo del periodo fascista, di quel Benito Mussolini a cui sembra ispirarsi (anche senza l’indicativo sembra) Futuro Nazionale, il neo partito vannacciano.
Preoccuparsi? Bè, la premier con il “mai mollare” conferma la determinazione politica e di governo contro chi la contesta, persino contro l’evidenza di un “tutto va ben madama la marchesa” che contrasta con la vita vera della stragrande maggioranza della popolazione. Fa parte del gioco politico, se volete è una regola imprescindibile della propaganda. Giorgia Meloni va avanti. Punto. Sa ciò che vuole, non arretra di fronte alle difficoltà e alle critiche. Un po’ come il fondatore della Lega quando, nei tempi migliori, insisteva sui cardini del suo movimento, dall’originaria secessione al federalismo, fino al Nord mai abbandonato.
Appunto, mai mollare. Anche rispetto all’idea antidemocratica per eccellenza, rappresentata dal fascismo. “Noi della Lega – sono infuocate parole del Senatur – siamo quelli che continuano la lotta di Liberazione fatta dai partigiani traditi dalla partitocrazia: mai coi fascisti, mai coi nipoti dei fascisti, mai”. Altro spartito, altra musica: le cose sono poi andate come tutti sappiamo, nella Lega e fuori: Giorgia Meloni non si è mai dichiarata apertamente antifascista. Con Vannacci però non c’è feeling, mere questioni di flussi di voto in uscita dal centrodestra meloniano in direzione FN; questioni di ideologie che si sfiorano, ma che non sono sovrapponibili, problemi di opportunità rispetto a uno che se ne fa un baffo di ciò che si dice su di lui e sulla sua dispotica condotta.
Cronache da Cernobbio: “Xenofobo, omofobo, sessista, misogino, fascista, negazionista, razzista, ignorante, falsificatore, populista, traditore, pagliaccio, buffone, troglodita, fenomeno da baraccone ed ora, cavallo di Troia di Mosca. Bene, vuol dire che siamo sulla giusta strada. Ci vediamo all’alba”, scrive sprezzante Vannacci sui suoi social mentre un video creato dall’IA lo raffigura sotto tiro e la colonna sonora riproduce la strofa finale del “Nessun dorma”, “All’alba vincerò”, intonata da Luciano Pavarotti. Come si può stringere accordi con un simile personaggio? Quale affidabilità politica offre? Quali prospettive di mettere mano davvero ai problemi del Paese e degli italiani? Nemmeno una donna di carattere come Giorgia Meloni potrebbe pensare di “mollare” per cercare alleanze con uno che invece di chiudere con Pavarotti e la celebre romanza della Turandot sarebbe parso maggiormente plausibile con un più appropriato Eia Eia Alalà? Già, come potrebbe? Però la politica…
