Giallo a Malesco: resti umani trovati in Val Loana. E’ il pensionato svanito nel nulla?

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Sul luogo del ritrovamento sono intervenute le squadre del Soccorso Alpino Valdossola e del SAGF

MALESCO – Il mistero risale fino a 1.600 metri d’altezza, tra i boschi impervi dell’Alpe Cavalla, in alta Val Loana. È lì che domenica mattina 6 settembre una passeggiata per cercatori di funghi si è trasformata in una macabra scoperta. Affioravano dalla vegetazione resti umani: quanto basta per far scattare immediatamente l’allarme al 112 e fare accorrere nella valle vigezzina i soccorritori e gli investigatori.

La scoperta a quota 1.600

Sul posto si sono portati d’urgenza gli uomini del Soccorso Alpino Valdossola e i militari del Sagf della Guardia di Finanza, a cui sono affidate le indagini. Il recupero della salma, complice la conformazione impervia della zona, ha richiesto ore prima che i resti potessero essere trasferiti all’obitorio dell’ospedale Castelli di Verbania, dove sono stati ricomposti.

La Procura apre un fascicolo

Sulla vicenda la Procura ha già aperto un fascicolo: nella giornata di domani verrà conferito l’incarico per l’autopsia e per gli esami medico-legali. L’obiettivo primario è dare un nome e un volto ai poveri resti, ma anche stabilire cosa sia accaduto lassù, in quel bosco poco sopra Fondo Li Gabbi. L’ipotesi più probabile è che si tratti di un tragico incidente in montagna, una caduta fatale rimasta senza testimoni, ma ogni pista resta formalmente aperta.

Può essere il corpo di Marcello Copia?

C’è però un dettaglio che trasforma un tragico ritrovamento in un potenziale giallo lungo quasi un anno. La mente degli investigatori e della comunità locale è subito corsa a quanto accaduto alla fine dello scorso dicembre, quando proprio in Val Loana si persero le tracce di Marcello Copia, pensionato di 84 anni residente a Vogogna. All’epoca della scomparsa, la sua Citroën rossa venne trovata parcheggiata poco distante.
Scattò un piano di ricerche imponente: battute a terra di Soccorso Alpino e Vigili del Fuoco, droni, elicotteri e cani molecolari perlustrarono per giorni i sentieri tra Malesco e la Val Grande. Di Copia, tuttavia, non si trovò mai la minima traccia. Il nulla.

In attesa del Dna

Oggi, a nove mesi di distanza, quel tragico enigma potrebbe essere ad una svolta. La vicinanza geografica e le coincidenze temporali rendono l’ipotesi forte, quasi inevitabile, ma dalla Procura e dalle forze dell’ordine il no-comment è d’obbligo: nessuna conferma ufficiale. Solamente gli accertamenti scientifici e la comparazione del Dna con i familiari dell’anziano scomparso potranno trasformare un’ipotesi nel tassello definitivo di questo mistero di montagna. La risposta, ora, è affidata agli esami autoptici.

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