VARESE – Nove lesioni in punti diversi del cranio, provocate da altrettanti colpi inferti in prevalenza con un oggetto contundente privo di spigoli vivi. Lesioni in parte molto estese, che hanno compromesso le funzioni vitali – respiro e battito cardiaco – portando al decesso della vittima nell’arco di alcuni minuti. Sergio Domenchini si è sempre detto innocente: oggi, tuttavia, in aula è emerso un elemento importante. Sotto un’unghia di Carmela Fabozzi gli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri di Varese hanno trovato il Dna dell’imputato, come ha spiegato un militare.
L’autopsia
Il medico legale Cesare Garberi ha descritto, in tribunale a Varese, gli esiti dell’autopsia effettuata sul corpo della pensionata Carmela Fabozzi, uccisa nella sua casa di Malnate il 22 luglio 2022.

Il medico legale, sentito come testimone nel processo per l’omicidio della 73enne, ha precisato che le lesioni non sono incompatibili con l’uso del grosso vaso di vetro blu che per la Procura di Varese è lo strumento utilizzato dall’assassino della pensionata, e che era stato trovato su un mobile all’ingresso dell’appartamento della donna.
L’aggressione
Proprio lì avrebbe avuto inizio l’aggressione, secondo la dinamica descritta dal dottor Garberi: la donna riceve un primo colpo mentre è in piedi; cade o viene spinta contro un mobile, perdendo due denti a causa del violento impatto, e mentre è a terra riceve i colpi fatali al capo.
Il corpo steso supino sul pavimento del corridoio. Attorno alla testa, una pozza di sangue; segni di trascinamento vicino a un piede e altre macchie ematiche proiettate sul muro, ad altezze diverse, che indicano le due fasi dell’aggressione: prima in piedi e poi a terra.
Un’aggressione a cui Fabozzi non fu in grado di rispondere, in baso a quanto emerso dall’analisi del medico legale, intervenuto nell’appartamento di via Sanvito intorno alle 22 del giorno dell’omicidio, quando fu eseguito il primo esame del cadavere.
L’ora del decesso
La donna aveva perso molto sangue ed era deceduta da almeno dodici ore. «Difficile risalire all’ora esatta della morte», ha precisato il medico, che ha invece escluso la presenza di tracce metalliche sulle lesioni che hanno deformato il cranio della vittima: «Il vetro non lascia queste tracce», ha aggiunto ancora il dottor Garberi, in riferimento al vaso blu che per l’accusa è l’arma del delitto.
Il Dna sotto l’unghia
Cosa dice l’analisi della scena del crimine? Che la vittima è stata colpita con molta forza, e che l’azione dell’aggressore è stata molto violenta, stando alla ricostruzione della sezione rilievi del nucleo investigativo dei carabinieri di Varese. Ricostruzione che include anche un altro importante elemento in chiave accusatoria: il Dna dell’imputato, Sergio Domenichini, rilevato sotto un’unghia di Fabozzi.
