Note Stonate, spaccio nei boschi di Malnate: arrestati i due Gang 167

I gang 167

MALNATE – E’ partita da Malnate l’indagine Note Stonate che ha portato all’esecuzione oggi, martedì 21 ottobre, di 19 misure di custodia cautelare. Tra gli arrestati ci sono i due membri dei Gang 167, gruppo trap-rap-hip-hop originario proprio di Malnate e che trae il nome “167” proprio dal quartiere popolare di cui i due componenti sono originari e che vanta collaborazioni con Simba La Rue, Baby Gang e Tony Effe. In manette su ordinanza di custodia cautelare è finito Mattia Oliverio, mentre Maicol Traetta, è stato arrestato in flagranza di reato. Traetta, tra l’altro, era stato vittima di un tentato omicidio nel 2019. Tra gli arrestati c’è anche Filadelfio Vasi, noto alle cronache per un tentativo di evasione in tribunale e per una serie di rapine in Svizzera, accusato in questa inchiesta di estorsione.

L’operazione

Lo spaccio nei boschi

L’inchiesta condotta dalla Squadra Mobile di Varese (guidata dalla dirigente Giulia Mammola) e coordinata dalla procura di Varese, ha preso avvio da servizi di monitoraggio e controllo di un’area boschiva nel Comune di Malnate, interessata dal fenomeno dello spaccio di droga, dove insisteva una postazione di spaccio gestita da tre nordafricani.

Il ruolo del trapper

Grazie ai servizi svolti all’interno delle aree vicine, anche con visori notturni e/o termici e droni, in pochi giorni sono stati osservati tutti gli spostamenti e le abitudini quotidiane dei tre stranieri e, ben nascosto a debita distanza dal luogo di spaccio, il loro bivacco/dormitorio. Gli elementi così raccolti hanno permesso alcuni giorni dopo di arrestarli. Secondo quanto si apprende era il trapper a rifornire di droga e armi (finite sotto sequestro) i tre pusher dei boschi arrestati. Uno dei coinvolti nell’inchiesta è accusato di estorsione, per gli altri si parla di reati connessi allo spaccio.

La notte in hotel

In particolare, colui che era ritenuto il più pericoloso oltre ad essere l’esclusivo utilizzatore dell’AK47, veniva bloccato mentre si era recato da solo per una notte in un hotel di Varese mentre, poco dopo, il più giovane, ritenuto il meno pericoloso perché utilizzato dal gruppo per fare da spola, disarmato, tra la postazione di spaccio e i diversi clienti che giungevano presso il bosco, veniva bloccato mentre entrava all’interno di un vicino supermercato per fare i soliti acquisti alimentari giornalieri. A questo punto l’ultimo componente, rimasto isolato all’interno dell’area boschiva con tutte le armi, veniva accerchiato dagli uomini della Squadra Mobile che nelle more avevano provveduto ad isolare temporaneamente la zona grazie ad un rapido blocco delle principali strade di accesso; lo stesso, dopo una breve ma inutile fuga, nel corso della quale ha abbandonato le armi, veniva catturato e tutto il materiale di cui si era disfatto veniva prontamente recuperato insieme a droga, denaro contante e al classico materiale per la pesatura e il confezionamento delle singole dosi.

Lo spaccio a Malnate

Nel corso delle concitate attività di osservazione che hanno poi portato all’arresto dei tre stranieri, era emersa la figura di un italiano che, a bordo della propria vettura poi sottoposta ad intercettazione, si adoperava nel fornire agli stranieri svariati servizi, come ad esempio ricaricare le powerbank e/o batterie d’auto indispensabili per permanere in orari notturni e a lungo tempo all’interno dei boschi, acquistargli la cena o addirittura, in alcune occasioni, trasportarli da una parte all’altra del bosco in cambio di dosi di cocaina.
L’uomo, un pregiudicato locale, oltre a frequentare i predetti pusher, risultava recarsi con troppa frequenza nei pressi di un locale privato in un quartiere di Malnate, risultato poi essere la sede legale della band Trap.

Il locale nel mirino

Grazie alle captazioni registrate all’interno dell’auto dell’italiano e a nuovi e serrati appostamenti effettuati nei pressi di quel locale, emergeva un vero e proprio stretto legame tra quest’ultimo e la citata band, con particolare riguardo al cantante, risultato inaspettatamente essere non solo a capo di un gruppo di giovani dediti allo spaccio di hashish e cocaina, ma anche il fornitore di parte delle armi sequestrate ai tre nordafricani arrestati.
Il nuovo focus investigativo è stato reso particolarmente difficile dal contesto territoriale ove la band dimora, in quanto ben conosciuta e seguita in particolare tra i giovanissimi del posto che la seguono costantemente tramite le piattaforme social, oltre a partecipare attivamente alla registrazione dei video musicali girati proprio all’interno di quel quartiere. L’indagine ha permesso comunque di “intercettare” consegne di cocaina e hashish in tutta la provincia, i cui trasporti venivano spesso “affidati” da affiliati alla band proprio all’italiano monitorato che con la propria auto li recapitava a destinazione.

L’incendio e l’estorsione

Per altro verso, nel corso dell’attività d’indagine, è stato monitorato un tentativo di incendio a scopo estorsivo dei locali della citata compiuto da un noto pregiudicato locale per motivi in parte legati a “contrasti” di carattere personale. L’incendio, domato dal pronto intervento dei vigili del fuoco, in un primo momento aveva scatenato un tentativo di rappresaglia armata da parte della banda, la quale, invece, in un secondo momento si è trovata costretta a chiudere “la partita” con il pagamento di alcune migliaia di euro in favore del pregiudicato.
L’indagine, coordinata dal Sostituto Procuratore Maria Claudia Contini e condotta dalla Squadra Mobile di Varese,  ha così portato alla luce uno spaccato del mondo rap/trap, già evidenziato in altre indagini a livello nazionale, dove alcuni gruppi musicali e/o singoli cantanti, nel comporre i propri testi basandoli su violenze di ogni tipo e/o inneggiando all’uso di droga e di armi, hanno di fatto trasbordato nella realtà tutto ciò, in spregio alle normali regole di vita e leggi dello stato.

Varese, armi, droga e musica trap: 19 arresti. Le Note Stonate dello spaccio nei boschi

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