MALPENSA – «Una situazione contingente e marginale, da cui si è prodotto un effetto domino e mediatico tra piccoli scali». Così il presidente dell’Enac Pierluigi Di Palma, contattato dall’Ansa mentre è in missione negli Stati Uniti, commenta i problemi di carburante in alcuni aeroporti italiani. Un problema che non riguarda Malpensa: per quanto riguarda i principali aeroporti italiani «non c’è nessun avviso di navigazione (Notam): gli scali che li hanno emessi sono marginali».
Pre-allerta
La crisi energetica innescata dal blocco delle petroliere nello stretto di Hormuz comincia dunque a riflettersi anche sul traffico aereo, ma senza scenari di emergenza imminente secondo il presidente di Enac.
Che in una serie di interviste, rilasciate a Il Giornale e al Qn, rassicura: «L’emergenza è ancora molto lontana», ma «finché la guerra non si conclude, non possiamo ostentare tranquillità». Negli aeroporti italiani è già scattata una fase di “pre-allerta”: «Le compagnie stanno predisponendo piani di emergenza e rivedendo le strategie», spiega Di Palma, sottolineando come nei prossimi mesi possa verificarsi una minore disponibilità di carburante. Le recenti limitazioni negli scali di Milano Linate, Bologna, Treviso e Venezia, però, sono legate soprattutto al picco pasquale: «Si tratta di una contingenza legata all’aumento dei voli. Rientrerà a breve e la rete europea è in grado di gestire criticità locali».
L’estate in volo
Anche l’estate, tradizionalmente periodo di massimo traffico, non dovrebbe portare a misure drastiche. «L’Italia dispone di riserve strategiche maggiori di altri Paesi: un tesoretto che ci consentirebbe di superare la stagione senza razionamenti o lockdown energetici». Il problema, semmai, «è globale, non solo italiano». Sul fronte operativo, Di Palma ridimensiona anche i timori legati a episodi come quello di Brindisi, dove si è registrato un momentaneo esaurimento del carburante: «Si è creato un effetto domino. Quando alcuni aeroporti segnalano carenze, gli aerei fanno più rifornimento del necessario, generando temporanei squilibri». Una dinamica che «poco ha a che fare con Hormuz o con la guerra», ma piuttosto con la crescita del traffico e con logiche tecniche: «Si vola normalmente con il minimo carburante necessario, perché è un costo e un peso». Diverso, invece, l’impatto internazionale della crisi: «La necessità di evitare alcune rotte e hub come Dubai e Doha allunga i tragitti e aumenta i consumi», con inevitabili ripercussioni sui prezzi dei biglietti. Guardando al futuro, Di Palma punta sulla diplomazia: «Confido nel buon esito delle trattative per sbloccare gli approvvigionamenti». Nel frattempo, ai viaggiatori consiglia prudenza: «Meglio stipulare un’assicurazione e valutare anche il turismo di prossimità». Un invito a riscoprire l’Italia, mentre il sistema aeroportuale si prepara a investire per colmare i limiti infrastrutturali emersi con la crescita del traffico: «Sono previsti interventi che garantiranno piena efficienza in tempi ragionevoli».
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