Malpensa e i cantieri infiniti all’intorno

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Dove c'era la brughiera ora c'è...

“Là dove c’era l’erba – cantava Adriano Celentano – ora c’è una città”. Inno ambientalista che aveva come bersaglio la cementificazione, più o meno selvaggia. Parafrasando quella canzone entrata nella memoria collettiva potremo dire: dove c’era l’erba oggi c’è un aeroporto e molto di più. Sì, perché lo scalo della brughiera, o quel che resta della brughiera, si porta appresso una sorta di cantiere infinito, dentro e soprattutto fuori dal perimetro aeroportuale. Un pullulare di infrastrutture viabilistiche, commerciali, per la logistica, alberghiere, residenziali e tutto quanto serve a completare l’intorno di un presidio che è diventato il perno della crescita e della trasformazione di un territorio ampio, tra l’Alto Milanese e il Basso Varesotto, tra Legnano, Busto Arsizio, Gallarate e gli altri comuni che vi ruotano attorno.

La notizia che si stanno avviando i lavori di ampliamento della superstrada 336 avalla l’idea di interventi infrastrutturali che si protrarranno senza che vi sia una conclusione certa e definitiva: si chiude a giorni la realizzazione della bretella ferroviaria tra lo scalo e Gallarate (primo treno previsto per venerdì 23 gennaio), si apre il cantiere della superstrada. Opera necessaria per sopportare e supportare il traffico dall’Autolaghi da e per Malpensa, ma anche un’opera che, una volta di più, provocherà inevitabili disagi in aggiunta ai tanti che già ci sono perché nel frattempo si lavora sugli altri cantieri già avviati.

Chi abita in queste zone è destinato a convivere con attività in continua espansione, che provocano questioni di vivibilità a fronte di uno sviluppo che produce ricchezza e occupazione. Sufficienti a giustificare quanto sta accadendo a discapito dell’ambiente e della qualità della vita? La risposta non è scontata. Non lo è anche per la mancanza di una progettazione complessiva, una volta dettata dal Piano d’area della Malpensa, oggi dispersa e senza una linea guida, condotta a seconda delle singole necessità del momento.  La Regione, che dovrebbe in primis gestire la regia di tutti gli interventi, ci sembra clamorosamente assente. Se c’è non si vede, non fa sentire la sua presenza. Stesso discorso vale per la Provincia, seppure depotenziata nei suoi compiti ma politicamente chiamata a mettere mano allo sconvolgimento in atto in una sua ampia e fondamentale porzione di territorio.

Peggio ci sentiamo per quanto riguarda i Comuni, soprattutto le città più importanti, Busto Arsizio e Gallarate. I loro piani di governo del territorio sono di fatto superati, Gallarate non ha nemmeno preso in considerazione la necessità di avviarne lo studio di uno nuovo , che tenga in considerazione quanto sta accadendo sul versante urbanistico. Mai come in questo momento sarebbe indispensabile una programmazione complessiva, un’analisi territoriale che non si limiti a singoli interessi di questa o di quell’altra città.

Intanto i cantieri si aprono in rapida successione, piccoli e grandi interventi, importanti vie di comunicazioni e edifici sorti o che sorgeranno un po’ dappertutto. Tutto in funzione di Malpensa, com’è logico che sia. E’però inaccettabile che gli enti non si parlino, non si mettano a disposizione per evitare che la crescita e la trasformazione del territorio siano disordinate, senza un obiettivo unico e definito. Busto e Gallarate, ad esempio, avranno presto, e meno male, un ospedale in condominio sui loro confini, il Grande Ospedale della Malpensa! Non ci risulta abbiano sinora condiviso in una riunione a livelo locale i problemi di viabilità da risolvere assieme, come se le soluzioni debbano essere diverse rispetto a un intervento che è di tutte e due le città. E’ un esempio, ribadiamo, di come si affrontano questioni fondamentali per il futuro, così che i cantieri infiniti di questi ultimi anni rischino di rivelarsi un enorme problema sotto diversi aspetti piuttosto che portare gli attesi benefici.

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